"rascel

«Io prendo manciate di parole e le lancio in aria; sembrano coriandoli, ma alla fine vanno a posto come le tessere di un mosaico».
(Renato Rascel)
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sabato 22 novembre 2014

Sono ancora troppi, purtroppo!

Per un muro che è stato abbattuto ne sono sorti altri.

Il muro abbattuto è quello di Berlino che sicuramente tutti conoscono.

Conosciamo perchè studiati a scuola anche la Muraglia Cinese, ora è il simbolo della grandezza  ed anche fiore all'occhiello del turismo cinese, e il "Vallo di Adriano"o "the Hadrian's Wall", che  ormai , come ha detto un mio amico inglese puro sangue, ora è solo un insieme di pietre.
Ambedue furono eretti  sempre per lo stesso motivo, separare e difendere .

Da venticinque anni quello di Berlino è  una attrazione turistica, un monumento a ricordo di una vergogna perpetrata sui diritti umani, la testimonianza dell'epilogo di una guerra tra le più folli e crudeli.

Gli altri sono tanti, vergognosi e dolorosi, però non sono molto noti. Forse sono nominati solo nei quiz o nei validissimi documentari trasmessi in tv a tarda notte (la cultura soffre di insonnia!).


Una  grande emozione mi assale quando rivedo le foto scattate lì sotto il muro, sempre 
la stessa sensazione di quando l'ho visto la prima volta. 
Sono tra le testimonianze d'autore dello sdegno umano che nel corso degli anni tutto il mondo ha voluto esprimere .
E' la rappresentazione delle emozioni di chi ha sentito l'esigenza di lasciare un messaggio di solidarietà ed una vicinanza a chi veniva segregato e discriminato per stupide e criminose esigenze "politiche" .
Sono riprese dalle due parti del muro. 
Ho scelto le immagini più significative tutte veri capolavori d'arte.

Tutti i diritti sono riservati
Tutti i diritti sono riservati












Tutti i diritti sono riservati

Tutti i diritti sono riservati

 ...e questi non sono anche vergognosi, e chi ne parla?


di questo se ne parla pochissimo, ma fa quotidianamente sempre più vergogna.
Leggete anche qui 

Il muro tra Gerusalemme e Betlemme visto dalla parte palestinese


Il muro | Amal
www.associazioneamal.org 1024 × 768
Centinaia di km di lunghezza, diverse tipologie di costruzione: dalle muraglie ai reticolati; da valli a terrapieni con sistemi di protezione elettronica. Lungo il suo percorso, il muro taglia in due molti
... eppure ci sono sempre,
e io mi chiedo continuamente: "perchè la guerra!"

Ecco un'altra testimonianza d'autore.

E' l'intervista  in cui Lucio Dalla parla di come il muro di Berlino lo ispirò a comporre quel grande successo che è la canzone Futura, 
«Il testo di Futura nacque come una sceneggiatura, poi divenuta canzone. La scrissi una volta che andai a Berlino. Non avevo mai visto il Muro e mi feci portare da un taxi al Check Point Charlie, punto di passaggio tra Berlino Est e Berlino Ovest. Chiesi al tassista di aspettare qualche minuto. Mi sedetti su una panchina e mi accesi una sigaretta. Poco dopo si fermò un altro taxi. Ne discese Phil Collins che si sedette nella panchina accanto alla mia e anche lui si mise a fumare una sigaretta. In quei giorni a Berlino c'era un concerto dei Genesis, che erano un mio mito. Tanto che mi venne la tentazione di avvicinarmi a Collins per conoscerlo, per dirgli che anch'io ero un musicista. Ma non volli spezzare la magia di quel momento. Rimanemmo mezz'ora in silenzio, ognuno per gli affari suoi. In quella mezz'ora scrissi il testo di Futura, la storia di questi due amanti, uno di Berlino Est, l'altro di Berlino Ovest che progettano di fare una figlia che si chiamerà Futura.»




Futura
Lucio Dalla

Chissà chissà domani
su che cosa metteremo le mani
se si potrà contare ancora le onde del mare
e alzare la testa
non esser così seria, rimani
i russi, i russi gli americani
no lacrime non fermarti fino a domani
sarà stato forse un tuono
non mi meraviglio
è una notte di fuoco
dove sono le tue mani
nascerà e non avrà paura nostro figlio
e chissà come sarà lui domani
su quali strade camminerà
cosa avrà nelle sue mani.. le sue mani
si muoverà e potrà volare
nuoterà su una stella
come sei bella
e se è una femmina si chiamerà futura.

Il suo nome detto questa notte
mette già paura
sarà diversa bella come una stella
sarai tu in miniatura
ma non fermarti voglio ancora baciarti
chiudi i tuoi occhi non voltarti indietro
qui tutto il mondo sembra fatto di vetro
e sta cadendo a pezzi come un vecchio presepio.

Di più, muoviti più fretta di più, benedetta
più su, nel silenzio tra le nuvole, più su
che si arriva alla luna, si la luna
ma non è bella come te questa luna
è una sottana americana

Allora su mettendoci di fianco,più su
guida tu che sono stanco, più su
in mezzo ai razzi e a un batticuore, più su
son sicuro che c'e' il sole
ma che sole è un cappello di ghiaccio
questo sole è una catena di ferro
senza amore, amore, amore, amore.

Lento lento adesso batte più lento

ciao, come stai
il tuo cuore lo sento
i tuoi occhi così belli non li ho visti mai
ma adesso non voltarti
voglio ancora guardarti
non girare la testa
dove sono le tue mani

aspettiamo che ritorni la luce

di sentire una voce


aspettiamo senza avere paura,


domani.


venerdì 1 novembre 2013

...perchè "Halloween" e non "Tutti i Santi" ?

(Post pubblicato l'anno scorso e che ripropongo)


Halloween (o Hallowe'en) è principalmente celebrata negli Stati Uniti la notte del 31 ottobre ed è un retaggio culturale antichissimo di tradizione celtica ed anglosassone. Ormai la conosciutissima zucca intagliata, Jck-o'-lantern, è il risaputo simbolo della ricorrenza. Da noi, fino a poco tempo fa, veniva confezionata per scherzi nelle feste goliardiche o a carnevale. Era sempre un successo per la sua macabra allegria.
Io preferisco la vecchia maniera, la considero la festa dei Santi o "I Morti".
Non vedo la necessità di seguire e far proprie le tradizioni altrui: "diamo a Cesare quello che è di Cesare".

Mi piace vedere Halloween nei film americani o sui blog dei miei amici di tradizione anglosassone. A tal proposito, se volete, visitate questo di Jina che è del mio stesso parere su questa festa, lei ha solo contribuito al divertimento delle sue bambine mascherandole come loro desideravano.

Comunque più o meno in questo periodo anticamente c'erano festività che si caratterizzavano con la presenza di maschere più o meno macabre.
Tra gli antichi Romani alla'inizio dell'inverno c'era Pomana, la festività dedicata alla dea dei semi e dei frutti , e verso febbraio ce ne era un'altra, Parentalia, dedicata ai defunti.

Nella cultura celtica, (circa duemila anni fa) in cui il capodanno era il 1° novembre e coincideva con l'inizio dell'inverno, col 31 ottobre finiva quindi l'estate, stagione viva e piena di luce. Il tetro inverno agli antichi Celti ricordava moltissimo  la morte. A quella latitudine, costretti al buio per gran parte della giornata era quindi molto facile pensare al dominio degli spiriti sull'uomo e sulla natura, sui raccolti e sulla vita futura nel nuovo anno ed era a proposito Samhain, la festa di fine estate, che cadeva proprio il 31 ottobre.

 Con l'avvento del Cristianesimo nel nord Europa, Papa Gregorio III nel VIII secolo dette una veste cattolica alla festa pagana di Samhain mettendo la  festa di Ognissanti il 1° novembre invece del 13 maggio in precedenza osservata dalla Chiesa, e a perfezionare il tutto la fece seguire dalla Commemorazione dei Defunti. Si veniva a conciliare così una tradizione cristiana con la festa pagana di Samhain, addirittura per togliere ogni alone pagano e allo scopo di sradicarla dalla cultura popolare, la istituì come festa di precetto nell’840.
Halloween, però, ha origini più recenti, risalendo al XVI secolo circa. Il nome deriva dallo scozzese All-Hallows-Even (All Saint Evening), la notte che precede Ognissanti, è intuibile che con la scoperta dell'America abbia assunto la cittadinanza americana a tutti gli effetti.

In Italia ci sono molte feste popolari di inizio d'inverno legate al ricordo dei morti sempre di tradizione remotissima .
Is Animmeddas, Su mortu mortu, Su Peti Cocone, Su Prugadoriu o Is Panixeddas, in Sardegna è molto caratteristica.. 

Ad Orsara di Puglia, un paesino montano della provincia di Foggia, la notte tra l'1 ed il 2 di novembre si celebra l'antichissima notte del "fuc a cost" (fuoco fianco a fianco) con dei falò accesi sull'uscio di ogni casa per far luce ai cari defunti (o anime del purgatorio) ritornati dall'aldilà per visitare gli abitanti del paese.
Il fuoco serve anche a cucinare qualcosa da offrie ai vicini e ai passanti.
Il'1°, in piazza c'è anche la gara delle zucche decorate (le "cocce priatorje" - le teste del purgatorio) tradionale gara che risale alla notte dei tempi.


Scusate la qualità dei video, del secondo  mi sembra in tema solo la prima parte, ma questo passa il convento!

mercoledì 16 ottobre 2013

16 ottobre




@ http://clereveries.blogspot.it

oggi
di  Mari 
Anni di vita insieme 

anni del nostro noi

che ha preso vita

e dato vita

anni con te

anni con me

oggi


"...cercando di migliorare sempre!"
... e ogni giorno una nuova vita, sempre più bella e completa !!!!









lunedì 30 settembre 2013

"Le quattro giornate di Napoli - La rivolta contro gli occupanti tedeschi. 28 settembre - 1° ottobre 1943"


Per me non è solo una ricorrenza storica. E' parte della mia storia personale vissuta indirettamente attravero i ricordi e i racconti della mia famiglia. Vita vera, impressa nella mia memoria in modo indelebile. La paura, la miseria, i traumi, lo squallore dei ricoveri e l'indigenza incui riversava una città dal secolare fulgore, punto di riferimento culturale ed esempio di creatività e valore, sono  annullati da una guerra scellerata. 
In questo documentario Rai da "La Storia siamo noi" c'è tutta la passione dei napoletani che hanno sentito i dovere umano di ribellarsi trovando la forza nella rabbia e nel senso di libertà insito nella dignità umana.
Il video e il commento sembrano lo sfondo per il mio post "Perchè la guerra " che ho già pubblicato e che ripropongo, la giovane donna è mia madre che ritrovo nei personaggi di questo impareggiabile documentario.

"Una città sotto assedio, bersaglio dichiarato di tutti gli eserciti, degli alleati come dei nazisti. Questa è Napoli nei suoi giorni più difficili, dopo l'armistizio dell'8 settembre '43. La città vive ore drammatiche in attesa di una liberazione che non sembra arrivare mai mentre si susseguono distruzioni su vasta scala, rastrellamenti e deportazioni di civili da parte tedesca.
E così, dal 28 settembre al 1° ottobre 1943, i napoletani decidono di impugnare le armi e di combattere strada per strada, vicolo per vicolo contro gli ex alleati divenuti a tutti gli effetti occupanti. Alla fine, in più di trecento pagheranno questa scelta con la vita.
La cronaca di quelle quattro tragiche giornate rivive, ora per ora, nel documentario di Aldo Zappalà  premiato con Targa d'argento al merito del Presidente della Repubblica. È un racconto che ci riporta tra le strade del capoluogo campano proprio nel momento in cui la sommossa spontanea si salda alle azioni isolate della resistenza clandestina, in una sollevazione popolare che coinvolge senza distinzioni operai, intellettuali, ufficiali e soldati allo sbando.
Ma il dramma di Napoli, in realtà, è cominciato pochi mesi dopo lo scoppio della guerra, quella guerra che secondo la propaganda di regime avrebbe dovuto concludersi in poche settimane. E invece, tra l'autunno del 1940 e la primavera del 1944, Napoli subirà più di cento bombardamenti, da parte dell'aviazione inglese, americana ma anche della Luftwaffe.
Il più grave, il 4 dicembre del 1942, causa tremila morti, ma resta nella memoria collettiva anche quello che provoca l'esplosione della nave militare Caterina Costa, i cui resti vengono rinvenuti persino al Vomero, nella parte collinare della città. 
All'indomani dell'armistizio del '43, dunque, molti napoletani hanno lasciato la città, ma altrettanti sono rimasti, decisi a darsi un'organizzazione e ad opporsi alle autorità tedesche che il 13 settembre li minacciano apertamente: 'ogni soldato germanico ferito o trucidato verrà rivendicato cento volte', recita un bando dellaWermacht.
Dal 27 settembre inizia una vera e propria caccia all'uomo, senza distinzione d'età: diciottomila persone sono fermate, portate via, arrestate. I nazisti procedono anche alla distruzione sistematica delle fabbriche e del porto. Poi, alla notizia dell'esecuzione spietata di un giovane marinaio coinvolto nella resistenza, esplode la rivolta. In breve l'intera città è in prima linea, si alzano le barricate in tutti i quartieri e per quattro giorni i napoletani tengono duro fino a costringere i tedeschi alla resa.
Poche ore dopo, con l'arrivo degli americani, ha inizio il lungo e faticoso cammino verso la normalità, tra cumuli di macerie, apocalittiche eruzioni del Vesuvio, mercato nero, prostituzione ed epidemie, come quella di tifo petecchiale, che le autorità americane sconfigerranno solo irrorando quintali di DDT su oltre seicentomila napoletani."

PERCHE’ LA GUERRA?



Non ce lo ha mai detto direttamente, ma noi lo sapevamo, sapevamo tutto di lei.

Quando parlava con le sue amiche noi eravamo sempre con lei, molto spesso stavamo lì per curiosità, o per “educazione”, cioè era la buona educazione che lo imponeva.
Era interessante conoscere le banalità quotidiane delle famiglie delle sue amiche. A quei tempi, noi non avevamo la televisione così gli spettacoli ce li facevamo da soli. Ci erano utili quei momenti, attingevamo da lì le battute per gli sketch del nostro cabaret privato.
Nei momenti in cui i loro discorsi si facevano più interessanti, o meglio, più importanti per noi, mia madre improvvisamente ricordava di aver dimenticato una commissione o un accidente qualsiasi e con urgenza venivamo allontanate per uscire e svolgere il suo compito.
Proprio quella mancanza di garbo ci insospettiva tanto: era tutto chiaro. Sapevamo bene, e già da molto tempo, che era giunto il momento per levarci di torno, ci alzavamo senza batter ciglio. Facevamo finta di uscire, sbattevamo le varie porte, ritornavamo indietro in punta di piedi e ascoltavamo
 in silenzio.
Erano quasi sempre le stesse storie piene di sospetti tradimenti, presunte tresche, insomma, quello che ora liberamente circola sui nostri rotocalchi e in certi talkshow televisivi.
Da loro ho sempre saputo dell'esistenza di "festini", "party a luci rosse" e relazioni omosessuali, tutto studiato poi 
a scuola nelle biografie di scrittori e poeti illustri  o letti nei romanzi d'autore messi all'indice.

Perciò noi sapevamo sempre tutto!
Non ho mai capito come riuscisse a mantenere la sua ferma autorevolezza di mamma e la sua amichevole complicità col suo gioioso modo di considerarci sue amiche.
Con noi forse, anche lei scopriva il mondo. 

Era molto ingenua, nelle conversazioni "proibite" che ascoltavamo la sentivamo ripetere, con voce sinceramente incredula:"Ma no !? non è possibile, sono esagerazioni o fantasie di gente poco seria e cattiva, non si può credere a certe volgari fantasie. No, non dobbiamo crederci!"

Lei era ancora una ragazzina, aveva avuto la sua prima figlia a diciotto anni, (a quei tempi ci si sposava quasi adolescenti) e si era anche in un periodo in cui si doveva credere che i bambini nascevano sotto il famoso "cavolo" e avere un amichetto, cioè amico maschio piccolo, non era del tutto "per bene".


Aveva seguito suo marito in una città molto diversa dal luogo in cui aveva vissuto. Ci era arrivata un anno prima che iniziasse la seconda guerra mondiale e Napoli con la sua gente così viva ed allegra l’aveva conquistata subito.
Non aveva mai smesso di amarla, aveva 
sempre ammirato quel luogo di estrema bellezza, quella Via Caracciolo frequentata dai grandi personaggi, artisti, poeti, scrittori che si incontravano e si fermavano con la gente comune. Spesso raccontava  del grande Benedetto Croce, quel signore anziano che veniva a sedersi sulla sua panchina e giocava con noi come un semplice nonno e con lei si soffermava sulle cosiderazioni sociali del momento.
Ammirava quella gente che sapeva soffrire la fame, gli stenti con serenità, e nella distruzione e nel caos era sempre piena di speranza e orgoglio per un passato ricco di cultura e arte.

 La guerra crudelmente stava sgretolando tutto sotto i loro occhi, ma non si erano mai arresi.
I bombardamenti continui sulla città non impedivano ai napoletani rinchiusi nei ricoveri sotterranei di continuare a vivere e a sognare.
Lì sotto c'era tutto il quartiere che continuava a vivere, anche senza vedere il sole o sentire la brezza del mare. Le sue attività consuete animavano quel luogo squallido e affollato. Nella promiscuità assoluta ognuno dimostrava una apparente noncuranza per ciò che accadeva fuori.
C’era chi cantava le sue composizioni chiedendo il parere dei presenti, chi intonava motivi famosi, chi recitava poesie, chi dava lezioni di musica o canto e qualcuno anche quelle delle materie scolastiche: era "o professor". Molti svolgevano normali attività manuali, le donne lavoravano a maglia confrontandosi o si scambiavano pareri e consigli tecnici. C'era anche chi spettegolava, chi litigava e chi dormiva. I bambini tranquillamente facevano la loro solita vita. 

Tutto questo ce lo raccontava sempre, forse sapeva che non lo avrebbe mai dimenticato.
Ma ciò che le accadde quel giorno non ha avuto mai la forza di dircelo, di dircelo guardandoci negli occhi...

.....sì quel giorno aveva fatto tardi. Si era avviata all'ultimo segnale dell'orribile sirena che avvertiva dell'arrivo degli aerei con le loro bombe che mettevano in forse le sorti delle abitazioni lasciate così..scappando via senza un attimo di esitazione.
E sì che aveva sentito alla radio il temutissimo "Maria che si prepari" di Radio Londra, sapeva che doveva affrettarsi, essere veloce come il vento perchè c'erano molte probabilità di non farcela. 

Con una neonata e un'altra bambina di tre anni era proprio difficile prevedere tutto e prepararsi  per essere pronti a scappare.
Quella volta non ce la fece. Aveva affidato la maggiore delle mie sorelle con tutto il necessario di sopravvivenza ai suoi amici, le davano sempre una mano e tanto coraggio, così lei era rimasta a sistemare l'altra piccola di pochissimi mesi.

Era scesa giù con la bimba abbracciata forte a lei sotto la sua pelliccia, ormai diventata la sua seconda pelle, la indossava per quelle dannate corse due o tre volte al giorno e la teneva su ore ed ore laggiù in quella strana bolgia,  fino all'annuncio dello scampato pericolo.
Aveva sentito il frastuono degli aerei che si avvicinavano col loro carico di morte ed avanzavano a volo radente sparando all'impazzata.

Si era buttata giù per terra, appiattendosi sotto il marciapiede di una strada principale di Napoli tenendo la sua bimba stretta stretta a lei, pregava aspettando Sorella Morte.
Guardando verso il cielo vide "l'alleato americano", un ragazzo anche lui, ubriaco fradicio che sghignazzava e urlava a squarciagola. L'aveva presa di mira e sparava contro di lei preso dalla furia della sua esaltazione, divertendosi in modo scellerato, senza fortunatamente colpirla.
Stette lì immobile finchè l'altro non ritenne opportuno smettere con lei forse per cambiare divertimento.

Quando fu finita quell'incursione si alzò incredula per ciò che aveva vissuto e ancora con l'immagine di quel ragazzo che giocava con la sua vita e quella di sua figlia divertendosi e sollazzandosi, si avviò nella devastazione totale che la circondava.

Raggiunse gli altri, riabbracciò finalmente la sua piccola che aveva temuto di non rivedere mai più e tra l'affetto e le coccole di quella "gente tutto cuore" riprese la vita di sempre. 

Forse mia madre non ha mai dimenticato, ma anche noi non abbiamo dimenticato, anzi per me la sua disavventura è stata la ragione del mio odio per la guerra.
Lei non ci aveva detto niente, non aveva coltivato l'odio per quel soldato sciagurato  perchè sapeva che così è la guerra!


LA PAROLA GUERRA MI FA INORRIDIRE. COLPISCE PROFONDAMENTE SOLO GLI INNOCENTI ED ESALTA I MALI DELLA TERRA.



giovedì 19 settembre 2013

... un pensiero ai miei amici e colleghi insegnanti.

... per i credenti e per tutti...
E' stata la mia invocazione nei momenti difficili, è la preghiera che ho finito per imparare a memoria, specialmente per alcuni versi che sembrano sintetizzare i momenti difficili della nostra missione. 
Per me ha rappresentato il viatico nel mio lungo percorso di vita nella scuola.
L'ho ritrovata qui nella rete.
La stessa che mi fu donata da un caro amico all'inizio della mia carriera ed io la regalo a tutti voi.

PREGHIERA DELL'INSEGNANTE

“Padre della Vita,
Ti prego per tutti i ragazzi e le ragazze
che mi sono state affidati durante questo anno scolastico.
Sento forte l'importanza della mia responsabilità educativa,
ma conosco anche i miei limiti e le mie incertezze.
Padre, donami una passione educativa
che possa plasmare il mio pensare,
il mio progettare, il mio agire;
concedimi l'entusiasmo necessario
per testimoniare l'amore del sapere,
la gioia della collaborazione, la fiducia negli altri;
rendimi capace di accogliere, guidare e incoraggiare
chi si affida a me ogni giorno;
donami la pazienza di attendere tempi educativi
che non sono i miei e che Tu solo conosci;
fa che la fatica, lo scoraggiamento e l'insuccesso
non permettano di chiudermi in me stesso,
ma mi aprano alla ricerca di prospettive sempre più ampie.
Padre, rendimi capace di comprendere
che il mio essere insegnante
è un grande dono”.



lunedì 18 marzo 2013

... e se l’amor potesse far miracoli, vorrei tornar bambina insieme a te





Qui c'è un altro post dedicato a tutti i papà
foto da google
e ascoltare con te la canzone dei vecchi tempi, magari cantarla insieme come facevamo una volta.


... e voi cosa direste al vostro papà?

O mein papà
di Ardo-P. Burkhard
Quand’ero bambina(o),
l’amico più caro sei stato tu solo, papà.
Tornavi piccino, per farmi giocare
e imitavamo i negri* e gli indù.
Ta ta pum – Ta ta pum – Ta ta pum.
              Fra tanto clamor, sembrava il Far West
              la casa tra i fior… laggiù.
              Ola hop – Ola hop Ola hop
              Ola hop -Ola hop
              Ola hop – Ola hop – Ola hop.
 Se a volte guastavo i miei balocchi
e il pianto sgorgava dal cuor,
col tuo bel sorriso, baciandomi gli occhi,
si dileguavan tristezze e dolor.
            Ola hop – Ola hop Ola hop
            Ola hop – Ola hop
            Ola hop – Ola hop
          Ola hop Ola hop
              Ola hop – Ola hop.
O mein papà, sei l’uomo più adorabile.
O mein papà, sei l’uomo più sincero,
O mein papà, sei tanto caro e amabile,
e nel tuo cuor c’è solo la bontà.
           Degli occhi tuoi gli sguardi m’accarezzano perché,
           Io so, per te son bimba(o) ancora.
O mein papà, fratello e amico unico,
O mein papà, sei tutta la mia vita.
E se l’amor potesse far miracoli,
vorrei tornar bambina(o) insieme a te.
O mein papà, o mein papà, o mein papà!
---------
*Chiedo scusa, ma è un testo vecchissimo, questo è l'originale, non credo che ci sia un bisillabo che possa sostituire questo termine.


giovedì 21 febbraio 2013

OGGI MI FACCIO UN REGALO...


Immagine da Google

... sì me lo merito:
è il mio compleanno !


Immagine da Google
...anzi,  giacché ci sono, me ne faccio un'altro.
... questo sarà difficile dimenticarlo. "Remember me..."



Immaginr da Google
...ah, mi è stato appena regalato anche questo.
...aah ah, è  da parte di una persona speciale, anzi specialissima,
... mi piace,
the wrap is luxurious, ha tutto il fascino della sorpresa...
 e poi....
huuu hu, è una vera squisitezza!
... lo scarto lentamente, i bei regali mi emozionano moltissimo...



Vero che è bellissimo?
Mi ha fatto proprio commuovere...

ah ecco, c'è anche il testo e la traduzione,

bene, così si fa un po' di allegro caraoche tutti insieme. 
Zoe Jane
Writer(s): LEWIS, AARRON / MUSHOK, MICHAEL / WYSOCKI, JONATHAN / APRIL, JOHN
Well I want you to notice
To notice when I'm not around
To notice your eyes see straight through me
And speak to me without a sound

[Chorus]
I wanna hold you
Protect you from all of the things I've already endured
And I wanna show you
Show you all the things that this life has in
Store for you
And I'll always love you
The way that a father should love his daughter

When I woke up this morning
I cried as I walked to the door
I cried about how long I'll be away for
I cried about leaving you all alone

[Chorus]
Sweet Zoe Jane
Sweet Zoe Jane

So I wanted to say this
'Cause I wouldn't know where to begin
To explain to you what I have been through
To explain where your daddy has been

[Chorus]
Sweet Zoe Jane
Sweet Zoe Jane

Oh, amazing!!!
Thank you, honey, 
I know, for you I'm the kid at home,
but you may never be a father, my beloved girl!!!
Mmm... sorry, I think you are right, parents are always simply parents!!!
You are really great, my darling!!!
Zoe Jane
Be’, voglio che tu noti
Che tu noti quando non sono in giro
E so che i tuoi occhi vedono proprio attraverso di me
E mi parli senza un suono

Voglio stringerti, proteggerti da tutte le cose che ho già sopportato
Voglio mostrarti
Mostrarti tutte le cose che la vita riserva da parte per te
Ti amerò sempre
Nella maniera in cui un padre dovrebbe amare sua figlia

Quando sono uscito stamani
Ho pianto mentre camminavo verso la porta
Ho pianto per tutto il tempo che sarei stato via
Ho pianto perché ti stavo lasciando tutta sola

RIT.
Dolce Zoe Jane
Dolce Zoe Jane

Cosi volevo dire questo
Perchè non sapevo da dove cominciare
A spiegarti cosa ho passato
A spiegarti dove è stato il tuo papà

RIT.
Dolce Zoe Jane

mercoledì 31 ottobre 2012

Perchè Haloween e non "Tutti i Santi"?


Halloween (o Hallowe'en) è principalmente celebrata negli Stati Uniti la notte del 31 ottobre ed è un retaggio culturale antichissimo di tradizione celtica ed anglosassone. Ormai la conosciutissima zucca intagliata, Jck-o'-lantern, è il risaputo simbolo della ricorrenza. Da noi, fino a poco tempo fa, veniva confezionata per scherzi nelle feste goliardiche o a carnevale. Era sempre un successo per la sua macabra allegria.
Io preferisco la vecchia maniera, la considero la festa dei Santi o "I Morti".
Non vedo la necessità di seguire e far proprie le tradizioni altrui: "diamo a Cesare quello che è di Cesare".
Mi piace vedere Halloween nei film americani o sui blog dei miei amici di tradizione anglosassone. A tal proposito, se volete, visitate questo di Jina che è del mio stesso parere su questa festa, lei ha solo contribuito al divertimento delle sue bambine mascherandole come loro desideravano.

Comunque più o meno in questo periodo anticamente c'erano festività che si caratterizzavano con la presenza di maschere più o meno macabre.
Tra gli antichi Romani alla'inizio dell'inverno c'era Pomana, la festività dedicata alla dea dei semi e dei frutti , e verso febbraio ce ne era un'altra, Parentalia, dedicata ai defunti.

Nella cultura celtica, (circa duemila anni fa) in cui il capodanno era il 1° novembre e coincideva con l'inizio dell'inverno, col 31 ottobre finiva quindi l'estate, stagione viva e piena di luce. Il tetro inverno agli antichi Celti ricordava moltissimo  la morte. A quella latitudine, costretti al buio per gran parte della giornata era quindi molto facile pensare al dominio degli spiriti sull'uomo e sulla natura, sui raccolti e sulla vita futura nel nuovo anno ed era a proposito Samhain, la festa di fine estate, che cadeva proprio il 31 ottobre.

 Con l'avvento del Cristianesimo nel nord Europa, Papa Gregorio III nel VIII secolo dette una veste cattolica alla festa pagana di Samhain mettendo la  festa di Ognissanti il 1° novembre invece del 13 maggio in precedenza osservata dalla Chiesa, e a perfezionare il tutto la fece seguire dalla Commemorazione dei Defunti. Si veniva a conciliare così una tradizione cristiana con la festa pagana di Samhain, addirittura per togliere ogni alone pagano e allo scopo di sradicarla dalla cultura popolare, la istituì come festa di precetto nell’840.
Halloween, però, ha origini più recenti, risalendo al XVI secolo circa. Il nome deriva dallo scozzese All-Hallows-Even (All Saint Evening), la notte che precede Ognissanti, è intuibile che con la scoperta dell'America abbia assunto la cittadinanza americana a tutti gli effetti.

In Italia ci sono molte feste popolari di inizio d'inverno legate al ricordo dei morti sempre di tradizione remotissima .
Is Animmeddas, Su mortu mortu, Su Peti Cocone, Su Prugadoriu o Is Panixeddas, in Sardegna è molto caratteristica.. 

Ad Orsara di Puglia, un paesino montano della provincia di Foggia, la notte tra l'1 ed il 2 di novembre si celebra l'antichissima notte del "fuc a cost" (fuoco fianco a fianco) con dei falò accesi sull'uscio di ogni casa per far luce ai cari defunti (o anime del purgatorio) ritornati dall'aldilà per visitare gli abitanti del paese.
Il fuoco serve anche a cucinare qualcosa da offrie ai vicini e ai passanti.
Il'1°, in piazza c'è anche la gara delle zucche decorate (le "cocce priatorje" - le teste del purgatorio) tradionale gara che risale alla notte dei tempi.


Scusate la qualità dei video, del secondo  mi sembra in tema solo la prima parte, ma questo passa il convento!


giovedì 17 maggio 2012

venerdì 20 aprile 2012

A "ONE YEAR OLD" BLOGGER

 Parafrasando il Signor Bonaventura del mitico SТО un anno fa c'era da dire: "QUI COMINCIA L'AVVENTURA DI MS REVERIES, che ormai stanca dell'anonimato,  un blog su Splinder ha trovato......"
Ecco il primo post.
Ho cercato di riassettare il format di allora, non so quanto gli è vicino.
In un anno ho acquistato molti amici, ma ne ho perso qualcuno. Qui nei commenti ci sono i primi che mi hanno convinta ad essere una blogger.
Ora c'è da brindare:
LUNGA VITA A "REVERIES" che non voli via come i "PALLONCINI"!!! 


   I PALLONCINI



Ciao, MsReveries

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Mercoledì, 27 Aprile 2011






Dove andranno a finire i Palloncini ?


«Io prendo manciate di parole e le lancio in aria; sembrano coriandoli, ma alla fine vanno a posto come le tessere di un mosaico». (Renato Rascel)


Dove andranno a finire i palloncini

Dove andranno a finire i palloncini
quando sfuggono di mano ai bambini

dove andranno, dove andranno,
vanno a spasso per l'azzurrità.

Così cantava l’indimenticabile Renato Rascel negli anni ’50 in una canzone molto romantica e coinvolgente che ha accompagnato generazioni di bambini e adulti.
E’ certo molto delicata la figura del bambino che spegne la sua allegria per il suo amato, forse anche ambito, palloncino, e noi lo vediamo così:



E' felice di salire il palloncino
perchè sa che in fondo il cielo è il suo destino
piange il bimbo col nasino in su
mentre già non lo vede più.


Ho sempre considerato questi versi molto indicativi per la mia esistenza. Spesso si desidera molto intensamente quello che si chiede, lottando lo si ottiene, poi all’improvviso per ragioni inspiegabili ci sfugge di mano. Dopo tanta ansia e tanta attesa, tanta gioia per aver ottenuto il nostro “palloncino”, delusi, ci accorgiamo che non lo teniamo più col filo stretto tra le dita. Lo vediamo allontanarsi da noi fino a scomparire del tutto. Assaliti dallo sconforto di non sapere come mai non lo abbiamo più e che fine abbia fatto, con un misto di amarezza e gioia di chi deve continuare a vivere, immaginiamo scenette di questo tipo:


E gli angioletti dal balcon di nubi di coton
gia fanno capolin
e di vedetta pronto c'è quell'angioletto che
raccatta i palloncin.

e 
nel cielo già si vendono i biglietti
del calcistico torneo degli angioletti
cherubini, serafini
giocheranno la su
negli stadi del cielo blu


Mi sono sempre consolata pensando che tutte quelle cose che ho perduto continuano a rallegrare altri come me. Ma è possibile 
farsi una rassegnazione anche per tutte le persone, i fatti e le mille cose che si susseguono sui media come eventi eclatanti e che rimangono lì senza un epilogo?

   
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postato da: MsReveries alle ore 18:52 | Permalink | commenti (10) 
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Commenti:
#1                                                                                                                                              27 Aprile 2011 - 19:23

Beh, che bello finalmente leggerti.
Sai che questo pezzo sui palloncini mi ricorda un altro pezzo, scritto da Beppe Sebaste tempo fa.
Se lo trovo ti incollo il link.
Parlava di una fabbrica di palloncini e mi sa che ti piacerebbe...Lo cerco e torno...
Ciao!
Utente: kittymol77
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kittymol77
http://youtu.be/U0diKyOI
http://youtu.beI
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 27 Aprile 2011 - 20:02
#2
Grazie,
mi fa piacere che ti piaccia. Sicuramente mi  piacerà quello di Beppe Sebaste.
Ciao
TIi aspetto
Utente: MsReveries
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MsReveries
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#3                                                                                                                      28 Aprile 2011 - 21:11
Eccoti il link che ti dicevo...
Buona lettura (poi mi dici che ne pensi...)
Ciao!
http://www.beppesebaste.com/articoli/fabbrica_palloncini.html
Utente: kittymol77
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kittymol77
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 28 Aprile 2011 - 22:09
#4
Finalmente è cominciata l'avventura del tuo blog ed alla grande, con un post molto suggestivo. complimenti!

Io credo ci siano perdite a cui ci si può rassegnare e perdite che non si possono metabolizzare. Sopravvivere ad un figlio, ad esempio, è un dolore che non potrà mai avere fine.
Utente: Kaliparthena
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Kaliparthena
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 29 Aprile 2011 - 00:08
#5
Bene arrivata tra ...color che son sospesi in rete e  senza rete.
Equilibristi delle parole che volano lontano e continuerenno a volare anche quando noi avremo preso altre strade o saremo 'scoppiati', coriandoli (a volte pietre) nell'universo.

sheravantituttagoodluck
Utente: sherazade2005
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sherazade2005
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 29 Aprile 2011 - 14:34
#6
Lo sai che a me non piacciono i pensieri negativi e nemmeno rimuginare.
I palloncini sono fatti per volare, non ci dobbiamo stupire e poi come ogni cosa va e viene, fa il suo corso, e quando quel palloncino sarà volato ce ne sarà un altro più bello e colorato, o che sapremo apprezzare maggiormente. E' così. me lo hai insegnato tu, bisogna tenere cura delle proprie cose ed essere felici per quello che si ha, con la consapevolezza che non sarà eterno.
Un bacio,
tua figlia.

utente anonimo
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 30 Aprile 2011 - 11:00
#7
GRAZIE A TUTTI per essere passati e per i beicommenti che avete scritto .
Per kittymol77- Grazie per il link . Ho gustato con molto piacere il pezzo di Beppe Sebaste.
Oltre ad integrare ed ampliare le mie conoscenze sull'argomento, mi ha offerto la possibilità di leggere una pagina ricca di considerazioni molto valide e all'altezza dell'autare.
Mi è proprio piaciuto il tuo omaggio.

Per sherazade2005: Ti sono molto ricoscente per la tua gentilezza. Non ho mai avuto dubbi: Sei una persona speciale!!

Per Kaliparthena. Sono felice che ti sia piaciuto il mio post e ti ringrazie anche per i complimenti, fanno bene anche quelli!
Hai ragione, ci sono grossi traumi che non si possono facilmente legare ad un palloncino, affidarli al vento ed immaginare che continuino a vivere in un'atra dimensione. Il dolore umano intenso è difficile da metabolizzare col tempo ci vorrebbero più vite umane che purtroppo non abbiamo.
Come ricorda l'anonimo ( mia figlia ) "bisogna tenere cura delle proprie cose ed essere felici per quello che si ha, con la consapevolezza che non sarà eterno". Questo modo di prendere la vita aiuta moltissimo ad avere consopevolezza di essere umani, educati a vivere nel rispetto di se stessi e degli altri secondo un codice morale accettato e condiviso da tutti. Sì nell'uomo c'è poco spazio per i rimpianti, perciò bando alle recriminazioni e spazio assoluto alle positività della vita. Ce ne sono moltissime basta saperle riconoscere: C'E' SEMPRE UN BICCHIERE MEZZO PIENO !
Grazie bellissima!
Un bacio anche a te 
Utente: MsReveries
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MsReveries
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 01 Maggio 2011 - 17:43
#8
Sono anch'io un'ottimista e credo che il bicchiere sia sempre mezzo pieno.
Un abbraccio!
Utente: Kaliparthena
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Kaliparthena
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 11 Maggio 2011 - 11:33
#9
niente, non mi fa postare il video, non so perchè ma mi da errore.
http://www.youtube.com/watch?v=_j-8tn4nmow   **
clikkaci su...

utente anonimo
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 12 Maggio 2011 - 00:03
#10
Mio caro anonimo,
Grazie per questo bellissimo brano. L'ho gradito moltissimo. La musica è molto coinvolgente e quella bella voce calda ti distoglie a tal punto che non badi alla triste storia che sta raccontando.
E' proprio in tema con questo post.
Many thanks for the nice present
Just a hug
Cle
Utente: MsReveries
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MsReveries
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** Il video dedicatomi