"rascel

«Io prendo manciate di parole e le lancio in aria; sembrano coriandoli, ma alla fine vanno a posto come le tessere di un mosaico».
(Renato Rascel)
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venerdì 25 aprile 2014

Oggi non è solo San Marco, cari miei connazionali

 Con tutto il rispetto per la mia religione, la solennità di questo giorno non riguarda solo i cattolici.
Non è solo la festa di San Marco come sostenevano i miei alunni e non solo loro!
(spero che almeno qualcuno lo abbia capito). 
Oggi è l'anniversario del primo atto della nascita della nostra repubblica, la LIBERAZIONE dal regime nazifascista.
.... heem, una perplessità, non so se devi ancora crescere o sei in declino senile,
comunque:
TANTI AUGURI A TE E A NOI ITALIANI!

martedì 31 dicembre 2013

.... Finalmente e' arrivato il nuovo anno

-2014-
Noi ti accoglieremo questa notte con tanta gioia e...tanta speranza,
tu non ci devi deludere!





L'albero c'è



Il presepe c'è,




I dolci (le carteddrate) ci sono,

Le luci non mancano,


I purciddruzzi  sono sempre presenti
e....

in giardino  i corbezzoli con i loro colori mettono tanta allegria !


... e con un po'di nostalgia per tutto il bello che mi ha dato il 2013 consentitemi questo brindisi !

TANTI AUGURI ATUTTI

martedì 24 dicembre 2013

24)..waiting for Christmas.... God Bless Us Everyone!


*

.... e siamo al ventiquattresimo giorno di dicembre, il mese dell'attesa, delle riflessioni, della gioia e... dei ricordi... ci siamo !

Cosa c'è al numero ventiquattro? 
Ecco esplode la gioia di Natale con un brano classico "God Bless Us Everyone" da una tradizionale Christmas Carol. 
GIOIAMO TUTTI
 E' NATALE  





“God Bless Us Everyone” 
di Andrea Bocelli 
(from A Christmas Carol):


Come together one and all
In the giving Spirit
Gifts abound here great and small
Joyously we feel it.
Blessings sent us from above
Guide us on our way
We raise our voice
As we rejoice
Bow our head and pray
A miracle has just begun.
God Bless Us Everyone!

To the voices no one hears,
We have come to find you.
With your laughter and your tears
Goodness, hope, and virtue
Father, Mother, Daughter, Son
Each a treasure be.
One candles light
Dispels the night;
Now our eyes can see—
Burning brighter than the sun.
God Bless Us Everyone

The miracle has just begun!
God Bless Us Everyone!

Come together one and all
In the giving Spirit
Gifts abound here great and small
Joyously we feel it.

Father, Mother, Daughter, Son
Each a treasure be.
One candles light
Dispels the night;
Now our eyes can see—
Burning brighter than the sun.
God Bless Us Everyone
The Miracle has just begun!

God Bless Us Everyone!

Dio ci benedica tutti

(Da una Christmas Carol)
Traduzione di Cle Reveries

Venite tutti insieme
Nello Spirito di chi dona
Grandi e piccoli regali abbondano qui
Lo sentiamo g
ioiosamente.
Benedizioni mandate Dall’alto 
Ci guidano nel nostro cammino
Alziamo la  voce
poichè ci rallegriamo
Chiniamo il capo e preghiamo


Il miracolo è appena incominciato.
Dio ci benedica tutti!

Alle voci che non sente nessuno,


Siamo venuti a trovarvi.
Con le vostre risate e le vostre lacrime
La bontà, la speranza, e la virtù
Padre, madre, figlia, figlio
Ognuno sia un tesoro
La luce di una candela
Dissipa la notte;
Ora i nostri occhi possono vedere
Ardenti più luminosi del sole
Dio ci benedica tutti
Il miracolo è appena cominciato!


Dio ci benedica tutti!

domenica 22 dicembre 2013

22)... wating for Christmas...

*

...  oh yes, 3 days to Christmas! 
.... e siamo al ventiduesimo giorno di dicembre, il mese dell'attesa, delle riflessioni, della gioia e... dei ricordi... ci siamo quasi!

Cosa c'è al numero ventidue?

C'è ancora lei, Peppa Pig!

Eccola alle prese con i regali  di Natale ma ... 




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*Grazie a blogmamma per il bellissimo calendario


sabato 21 dicembre 2013

21) ...waiting for Christmas...

*

...  oh yes, 4 days to Christmas! 
.... e siamo al ventunesimo giorno di dicembre, il mese dell'attesa, delle riflessioni, della gioia e... dei ricordi.

Cosa c'è al numero ventuno?

C'è il mondo dei sogni dei nostri bambini. Gli stessi sogni, le stesse scoperte, molti dei nostri eroi, ma soprattutto c'è lei:
Eccola come si prepara al Natale.





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*Grazie a blogmamma per il bellissimo calendario

lunedì 16 dicembre 2013

16) ... waiting for Christmas..

*


...  oh yes, 9 days to Christmas!
.... e siamo al sedicesimo giorno di dicembre, il mese dell'attesa, delle riflessioni, della gioia, delle tradizioni e... dei ricordi.

Cosa c'è al numero sedici?
la letterina a Gesù Bambino. Quella con lepromesse e le richieste di piccole cose, desiderate e non richieste o richieste e non ottenute.
L'avete senz'altro scritta anche voi, forse l'avete indirizzata a Babbo Natale come ora fanno ancora  i bambini. Oppure il destinatario erano "i miei cari genitori" come io scrivevo sulla busta. Questo era il momento più emozionante del Natale. 
Questa è una strana letterina a Gesù Bambino, è una famosa canzone del Piccolo Coro dell'Antoniano del quarto Zecchino d'oro del 1962. E' la richiesta di un bimbo al Bambino Gesù di fargli ricrescere i denti che sono caduti creandogli qualche disagio che lo rendono infelice. 



Fammi crescere i denti davanti
G. Pittari - F. Rossi - Cantata da Andrea Nicolai
Natale è ancor lontano,
O mio Bambin Gesù;
Ma già ti chiedo un dono
Un dono e nulla più…

Fammi crescere i denti davanti
Te ne prego, Bambino Gesù
Sono due ma mi sembrano tanti,
Son caduti e non crescono più.

Quando gioco insieme ai compagni
Ridon sempre mi fanno “cucù”!
Io mi arrabbio e non posso dir niente
Perché so che mi burlan di più…

Fammi crescere i denti davanti
Te ne prego Bambino Gesù:
Sono due ma mi sembrano tanti,
Son caduti e non crescono più.

Quando parlo e dico l’«esse»,
Sbaglio e fischio, sbaglio e fischio,
Poi m’intoppo e mi confondo :
Non riesco più a parlar…
Fammi crescere i denti davanti
Te ne prego, Bambino Gesù:
Questo dono ti chiedo soltanto
E i capricci io non farò più!

Orchestra
Fammi crescere i denti davanti
Te ne prego, Bambino Gesù:
Sono due ma mi sembrano tanti,
Son caduti e non crescono più…
Quando parlo e dico l’«esse»,
Sbaglio e fischio, sbaglio e fischio;
Poi m’intoppo e mi confondo;
Non riesco più a parlar…

Fammi crescere i denti davanti
Te ne prego , Bambino Gesù:
Questo dono ti chiedo soltanto
E i caprici io non farò più!

Non farò più!
Sì! Non farò più!
Sì! Sì! Non farò più!
Non farò più…!


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*Grazie a blogmamma per il bellissimo calendario


sabato 14 dicembre 2013

14)... waiting for Christmas...

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...  oh yes, 11 days to Christmas!
.... e siamo al quattordicesimo giorno di dicembre, il mese dell'attesa, delle riflessioni, della gioia e... dei ricordi.

Cosa c'è al numero quattordici?

C'è il mondo dei sogni della mia infanzia!
I cartoni della Walt Disney, sempre molto belli, pieni di fantasia, buoni sentimenti e.... molto americani, ma piacciono ancora a tutti.
Per me sono i primi e restano i migliori!






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*Grazie a blogmamma per il bellissimo calendario

venerdì 13 dicembre 2013

13) ... waiting for Christmas... Santa Lucia


*

...  oh yes, 12 days to Christmas!
.... e siamo al tredicesimo giorno di dicembre, il mese dell'attesa, delle riflessioni, della gioia e... dei ricordi.

Cosa c'è al numero tredici?
c'è una festa particolare, Santa Lucia la protettrice della vista. Una giovane santa martire nata a Siracusa nel 283 e morta il 13 dicembre 304 dopo un martirio atroce che non lasciò alla Chiesa nessun dubbio nel dichiararla santa. Se volete approfondire e saperne di più vi rimando al link di Wikipedia dove parla anche delle celebrazioni in tutta l'Italia.
In tutto il mondo questa santa è legata a tradizioni folcroristiche diverse.
In Svezia c'è il "Santa Lucia day" con riti e feste organizzate durante tutto l'anno. Ogni città organizza una processione molto suggestiva. Dopo una accurata selezione con elezioni molto serie, vengono scelte le ragazze che vi faranno parte. Belle adolescenti vestite di bianco, con corone di foglie fresche in testa e con una candela in mano seguono una di loro che è stata prescelta per il ruolo di guida. Anche lei vestita di bianco ma sul capo porta un candelabro con quattro candele accese.
Stranamente in questa suggestiva atmosfera, tutte cantano una canzone italiana, anzi napoletana, Santa Lucia, una "barcarola" scritta da Teodoro Cottrau e pubblicata a Napoli nel 1849.
Come mai?
Di sicuro per un fraintendimento. A Santa Lucia, bellissimo posto marinaro partenopeo, era stato dedicato un bellissimo testo musicale, chi canta è un barcaiolo che invita i turisti a fare un giro in barca per godere del bel panorama e della brezza serale.
Quindi una "barcarola" in cui si esalta la bellezza del mare di questo posto bellissimo sul golfo di Napoli.
Gli svedesi incantati dalla musica, forse non capendo il significato delle parole italiane, dal solo titolo la hanno considerata un perfetto canto religioso dedicato alla santa protettrice della luce festeggiata nel giorno dalla notte più lunga .




Ecco il testo tradotto in inglese che ho trovato sulla rete. 

Tutto sommato è una bella preghiera.

Saint Lucia, bright clear mirage,
spread in our winter splendor of your beauty.
| |: Dreams with wings rustling, over us prophesy,
light your white candles, Santa Lucia. : | |

Get your white robe, gracious with your call.
Give us, you Christmas Bride, an idea of Christmas.
| |: Dreams with wings rustling over us prophesy,
light your white candles, Santa Lucia. : | |

Questa di De Gregori non la ricordavo, ma merita un posto di riguardo qui per completare la lode a Santa Lucia.


A questa Santa Lucia  di Elvis Presley ci sono affezionata particolarmente, segna un momento di maturità nel mio rapporto con la musica, il passaggio dall'ipse dixit della scuola di canto al fascino di un grande trascinatore.




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venerdì 1 novembre 2013

...perchè "Halloween" e non "Tutti i Santi" ?

(Post pubblicato l'anno scorso e che ripropongo)


Halloween (o Hallowe'en) è principalmente celebrata negli Stati Uniti la notte del 31 ottobre ed è un retaggio culturale antichissimo di tradizione celtica ed anglosassone. Ormai la conosciutissima zucca intagliata, Jck-o'-lantern, è il risaputo simbolo della ricorrenza. Da noi, fino a poco tempo fa, veniva confezionata per scherzi nelle feste goliardiche o a carnevale. Era sempre un successo per la sua macabra allegria.
Io preferisco la vecchia maniera, la considero la festa dei Santi o "I Morti".
Non vedo la necessità di seguire e far proprie le tradizioni altrui: "diamo a Cesare quello che è di Cesare".

Mi piace vedere Halloween nei film americani o sui blog dei miei amici di tradizione anglosassone. A tal proposito, se volete, visitate questo di Jina che è del mio stesso parere su questa festa, lei ha solo contribuito al divertimento delle sue bambine mascherandole come loro desideravano.

Comunque più o meno in questo periodo anticamente c'erano festività che si caratterizzavano con la presenza di maschere più o meno macabre.
Tra gli antichi Romani alla'inizio dell'inverno c'era Pomana, la festività dedicata alla dea dei semi e dei frutti , e verso febbraio ce ne era un'altra, Parentalia, dedicata ai defunti.

Nella cultura celtica, (circa duemila anni fa) in cui il capodanno era il 1° novembre e coincideva con l'inizio dell'inverno, col 31 ottobre finiva quindi l'estate, stagione viva e piena di luce. Il tetro inverno agli antichi Celti ricordava moltissimo  la morte. A quella latitudine, costretti al buio per gran parte della giornata era quindi molto facile pensare al dominio degli spiriti sull'uomo e sulla natura, sui raccolti e sulla vita futura nel nuovo anno ed era a proposito Samhain, la festa di fine estate, che cadeva proprio il 31 ottobre.

 Con l'avvento del Cristianesimo nel nord Europa, Papa Gregorio III nel VIII secolo dette una veste cattolica alla festa pagana di Samhain mettendo la  festa di Ognissanti il 1° novembre invece del 13 maggio in precedenza osservata dalla Chiesa, e a perfezionare il tutto la fece seguire dalla Commemorazione dei Defunti. Si veniva a conciliare così una tradizione cristiana con la festa pagana di Samhain, addirittura per togliere ogni alone pagano e allo scopo di sradicarla dalla cultura popolare, la istituì come festa di precetto nell’840.
Halloween, però, ha origini più recenti, risalendo al XVI secolo circa. Il nome deriva dallo scozzese All-Hallows-Even (All Saint Evening), la notte che precede Ognissanti, è intuibile che con la scoperta dell'America abbia assunto la cittadinanza americana a tutti gli effetti.

In Italia ci sono molte feste popolari di inizio d'inverno legate al ricordo dei morti sempre di tradizione remotissima .
Is Animmeddas, Su mortu mortu, Su Peti Cocone, Su Prugadoriu o Is Panixeddas, in Sardegna è molto caratteristica.. 

Ad Orsara di Puglia, un paesino montano della provincia di Foggia, la notte tra l'1 ed il 2 di novembre si celebra l'antichissima notte del "fuc a cost" (fuoco fianco a fianco) con dei falò accesi sull'uscio di ogni casa per far luce ai cari defunti (o anime del purgatorio) ritornati dall'aldilà per visitare gli abitanti del paese.
Il fuoco serve anche a cucinare qualcosa da offrie ai vicini e ai passanti.
Il'1°, in piazza c'è anche la gara delle zucche decorate (le "cocce priatorje" - le teste del purgatorio) tradionale gara che risale alla notte dei tempi.


Scusate la qualità dei video, del secondo  mi sembra in tema solo la prima parte, ma questo passa il convento!

sabato 7 settembre 2013

"nave da buon pilota governata è strano caso che si rompa a scoglio" .VARDIELLO


ovvero "Galletto",  il personaggio più presente nella mia prima infanzia. Fiaba della tradizione popolare narrata in tutto il meridione d'Italia e inserita da G.B. Basile nel suo Pentamerone.
L'ho ascoltata in molti dialetti e da persone che non dimenticherò mai, e sì mi sarà proprio difficile dimenticare Vardiello.



Ecco il testo pubblicato su http//pinu.it, integralmente e che secondome è il più vicino a quello recitato da V. DeSica nel video 



Vardiello

Grannonia d’Aprano fu donna di gran giudizio, ma aveva un figlio, chiamato Vardiello, il più scempiato semplicione di quel paese. E nondimeno, perché gli occhi della mamma sono stregati e travedono, essa gli portava un amore sviscerato, e se lo covava sempre e lisciava, come se fosse la più bella creatura del mondo.
Aveva questa Grannonia una chioccia e sperava di ottenerne una bella schiusa di pulcini e ricavarne buon profitto. E un giorno, dovendo allontanarsi per una faccenda, disse al figlio:
- Figlio bello di mamma tua, vieni qua, ascolta, abbi gli occhi su questa chioccia e, se si leva a beccare, bada a farla tornare al nido, altrimenti le uova si raffreddano e tu non avrai né cocchi né pulcini.
- Lascia fare a quest’uomo – rispose Vardiello – perché non hai parlato a sordo.
- Ancora – soggiunse la mamma – vedi figlio benedetto, che dentro quell’armadio c’è un vaso verniciato con certa roba velenosa. Guarda che il Tentatore non ti mettesse in capo d’andarla a toccare, perché tu stenderesti i piedi!
- Non sia mai! – rispose Vardiello – veleno non mi pigli! E tu savia con la testa pazza, che me lo hai avvisato; perché, veramente, potevo capitarci, e non c’era né spina né osso che m’impedisse di farlo scendere nello stomaco.
Volte che ebbe le spalle la mamma, rimase Vardiello, il quale, per non perder tempo, andò nell’orto a scavare certi fossetti coperti di fuscelli e terra da farvi cader dentro i fanciulli; quando, nel meglio del lavoro, s’accorse che la chioccia se n’andava passeggiando fuori della camera.
Ed egli subito a gridare: - Sciò, sciò, via di qua, passa là! – Ma la chioccia non si ritirava; e Vardiello, vedendo che la gallina aveva dell’asino, dopo lo “sciò sciò” si mise a battere i piedi; dopo lo sbattimento dei piedi, a gettarle dietro il suo berretto; e dopo il berretto, le scagliò un matterello, che, colpitala in pieno, la fece cadere in agonia e irrigidire le zampe.
La mala disgrazia era ormai avvenuta e Vardiello pensò di portar rimedio al danno, onde, facendo di necessità virtù, affinché le uova non si raffreddassero, si sbracò subito e si sedette sulla covata; ma, premendola col deretano, la ridusse a frittata.
Visto che egli l’aveva fatta doppia di figura, fu sul punto di dar la testa nelle mura. Ma, poiché infine ogni dolore torna a boccone, sentendo uno sfinimento allo stomaco, si risolse a cacciarvi dentro la chioccia. E perciò, spiumatala e infilzatala a un bello spiedo, accese un gran fuoco e cominciò ad arrostirla; e quando vide che era quasi cotta, affinché tutto fosse pronto a tempo, stese un bel canovaccio di bucato sopra un vecchio cassone e, preso un orciuolo, scese in cantina a spillare un caratello di vino.
Ma, nel meglio del versare il vino, udì un rumore, un fracasso, uno scompiglio per la casa, che pareva un passaggio di cavalli armati; e, tutto sbigottito, voltati gli occhi, scorse un gattone che aveva arraffato la chioccia con tutto lo spiedo, e un altro gatto gli era dietro, gridando per aver la sua parte.
Vardiello, per impedire questo danno, si lanciò come leone scatenato sul gatto; e, per la fretta, lasciò sturato il caratello.
Dopo aver giocato a “corrimi dietro” per tutti gli angoli della casa, ricuperò la gallina; ma intanto il vino del caratello scorse tutto a terra.
Tornando alla cantina e visto di averla fatta grossa, anch’esso la botte dell’anima dei cannelli si mise a piangere .
Ma, poiché il giudizio lo aiutava, per rimediare al danno, e per far che la madre non si avvedesse di tanta rovina, prese un sacco pieno pieno colmo colmo, raso raso di farina e lo andò spargendo sul bagnato.
Con tuttociò, facendo il conto sulle dita dei disastri accaduti, pensando che, per aver commesso eccessi di asineria, perdeva il giuoco della grazia di Grannonia, prese ferma risoluzione di non lasciarsi trovar vivo dalla madre. Tolse dunque dall’armadio il vaso con le noci conciate, che quella gli aveva detto esser veleno, e non ne levò la mano fintanto che non ne scoperse la patina lustra. E, riempitosi bene la pancia, si ficcò dentro il forno.
Intanto, tornò la madre e, dopo aver picchiato per un pezzo, non sentendo alcuno muoversi, dette un calcio alla porta ed entrò. E si mise a chiamare a gran voce il figlio; e, poiché nessuno rispondeva, immaginò una disgrazia, e, crescendo l’ambascia, levò forti le grida:
- O Vardiello, o Vardiello, sei diventato sordo che non odi? la malattia alle gambe o alla bocca che non rispondi? Dove sei, viso da forca? Dove sei squagliato, mala razza? Che ti avessi affogato in fasce quando ti feci! –
Vardiello, che udì questo grido, finalmente, con una vocina pietosa, disse:
- Eccomi qui, sto dentro al forno, e non mi vedrete più, mamma mia! –
- Perché? – domandò la povera madre.
- Perchè mi sono avvelenato – replicò il figlio.
- Ohimè – soggiunse Grannonia – e come hai fatto? E che motivo hai avuto di fare quest’omicidio, e chi ti ha dato il veleno?
E Vardiello le raccontò a una a una, tutte le belle prove che aveva compiute, e per le quali voleva morire e non restare più al mondo bersaglio di mala fortuna.
Udendo queste cose, la madre scura si vide, amara si vide, ed ebbe da fare e da dire per levare di capo a Vardiello quell’umore malinconico. E poiché gli portava tenerezza grande, con dargli alcune altre cose sciroppate gli tolse dal cervello la paura delle noci conciate, che non erano veleno, ma acconciamento di stomaco. Così, calmatolo con buone parole, e fattegli mille carezzette, lo tirò fuori dal forno.
Pensò poi, per quietarlo del tutto, di affidargli una bella pezza di tela, affinché la portasse a vendere, ammonendolo di non trattare il negozio con persone di troppe parole.

- Brava! – disse Vardiello – ti servirò profumatamente, non dubitare – E, presa sotto il braccio la tela, si avviò verso la città.
Andava in giro con la sua mercanzia per le strade e le piazze di Napoli, gettando il grido:
- Tela, tela! – Ma, a tutti quelli che gli si avvicinavano domandando : - Che tela è? – subito rispondeva: - Non fai per la casa mia, che hai troppe parole. - E se un altro gli domandava: - A quanto la vendi? – lo chiamava chiacchierone, e che lo aveva stordito e gli aveva rotte le tempie.
In ultimo, scorgendo in un cortile di una casa, disabitata perché frequentata da uno spiritello, una statua di stucco, il poverino, spedato e stracco dal tanto andare in giro, si sedette sopra un muricciolo; e, non vedendo entrare e uscire nessuno da quella casa, che pareva un villaggio saccheggiato, pieno di meraviglia, disse alla statua: 
-Di su, camerata, abita alcuno in questa casa? - E poiché quella non rispondeva, gli parve persona di poche parole, e subito le propose: - Vuoi comprare questa tela? – Io te la darò a buon mercato. –
E la statua zitto, e lui: - Affè, ho trovato quello che andavo cercando! Prendila e falla esaminare, e dammene il prezzo che ti piace: domani torno pei quattrini. –
Ciò detto, lasciò la tela sul muricciolo al quale s’era seduto; e il primo che si trovò a passare e che entrò in quel cortile…trovata quella bella ventura se la portò via.
Quando Vardiello fu tornato alla madre senza tela, ed ebbe raccontato il caso, la povera donna si sentì scoppiare il cuore. E cominciò a rimbrottarlo:
- Quando metterai il cervello a sesto? Vedi quante ne hai fatte? Ricordatene! Ma la colpa è, prima di tutto mia, per essere troppo tenera di cuore, non t’ho fin dal primo momento raddrizzato con una buona bastonatura: e ora m’avvedo che medico pietoso fa la piaga incurabile! Ma tante me ne hai fatte che alla fine c’incapperai: e allora i conti saranno lunghi! –
Vardiello dal canto suo badava a dire:
- Zitto, mamma mia, che non sarà quel che tu dici. Avrai ben altro che tornesi coniati nuovi! Credi forse che vengo da Salerno e che non sappia il conto mio? Ha da venir domani! Di qui a Belvedere non c’è molto, e vedrai che so mettere il manico a questa pala! –
Al mattino, quando le ombre della notte perseguitate dagli sbirri del sole sfrattano il paese, Vardiello si portò al cortile dove era la statua, e le parlò:
- Buon dì, messere! Non t’incomoda di darmi quei quattro spiccioli? Orsù, pagami la tela! –
Ma poiché la statua se ne rimaneva muta, egli raccattò un sasso e lo scagliò di tutta forza proprio in mezzo allo sterno di quella, tanto che le ruppe una vena; e questa fu la salute della sua casa. Perché rotti certi ammassi d’intonaco, gli apparve agli occhi una pignatta piena di scudi d’oro, che egli levò con le sue mani e si diède a una corsa a scavezzacollo verso casa sua.
Entrò gridando: - Mamma, mamma, vedi quanti lupini rossi! Quanti neh! Quanti! –
Ma la madre, nell’accogliere la fortuna di quegli scudi così impensatamente guadagnati, riflettè subito che il figlio sarebbe andato a raccontare la cosa, e provvide al rischio.
Disse, dunque, a Vardiello, che si fosse messo innanzi alla porta per vedere quando passava il ricottaro, poiché le bisognava comprare un litro di latte.
Vardiello, che era un gran bonaccione, subito si sedette alla porta; e la madre, dalla finestra di sopra, gli fece grandinare addosso, per oltre mezz’ora, più di sei rotoli d’uva passa e di fichi secchi. Ed egli li raccoglieva gridando: 
- Mamma, o mamma, prendi conche, porta tinozze, porgi canestri, che, se dura questa pioggia, ci faremo ricchi! – E quando se ne fu ben riempito il ventre, salì in camera e si buttò a dormire.
Avvenne che un giorno, litigando due del popolo, gente di malaffare, per la pretesa di uno scudo d’oro che avevano trovato a terra, capitò in quel punto Vardiello che disse:
- Come siete arciasini a far tante chiacchiere per un lupino rosso di questa sorta! Io non ne faccio neppure stima, perché ne ho trovato per mio conto una pignatta piena piena.! –
La Corte, informata del detto e messa in sospetto, lo mandò a chiamare e lo sottopose a processo per saper come, quando e con chi avesse trovato gli scudi di cui aveva parlato.
Vardiello rispose: - Li ho trovati in un palazzo, nel corpo di un uomo muto, in quel giorno che ci fu pioggia di uva passa e di fichi secchi. –
Il giudice che sentì questo parlare a vanvera, chiuse la causa e decretò che fosse mandato all'ospedale, che era il suo giudice competente.
Così, l’ignoranza del figlio fece ricca la madre, e il buon giudizio della madre riparò all’asinità del figlio, per la qual cosa si vede chiaramente che:

nave da buon pilota governata
è strano caso che si rompa a scoglio.


Illustrazione di Warwick Goble"



Qui troverete il testo originale de "lo cunto de li cunti" di g. b.Basile ne  letteraturaitaliana.net Volume_6/t133



Riporto integralmente la  recensione, molto chiara e completa sul Pentamerone di G. B. Basile, pubblicata su www. parados.it (http://www.parodos.it/news/basile.htm). da Raccolta di novelle di Giambattista Basile da cui è tratto il nostro "cunto"
"Pubblicata postuma con l'anagramma di Gian Alesio Abbatutis, l'opera ebbe anche il sottotitolo di Pentameròn o Lo trattenemiento de peccerille; è in dialetto napoletano, con inserite quattro egloghe, che sono altrettante satire: La coppella (gli uomini sono in realtà diversi da quel che paiono), La tenta (sferza l'ipocrisia), La vorpara (condanna l'avidità di guadagno), La stufa (le noie dei piaceri umani). Si racconta la storia di Zoza, principessa melanconica, che non ride mai: un giorno vede da una finestra un ragazzo litigare con una vecchia; questa fa a un certo momento un gesto così volgare e osceno, che la stessa Zoza si mette a ridere. La vecchia allora la maledice e le dice che non avrà più pace fino a che non sposerà il principe di Camporotondo; così la principessa si mette in viaggio con tre oggetti incantati e finalmente trova il principe, che è in catalessi, dentro una tomba con accanto un'anfora: solo se l'anfora si riempirà di lacrime, Zoza potrà svegliare il principe; ma a metà dell'opera Zoza si addormenta. Ne approfitta una schiava, che colma il vaso di lacrime: il principe si sveglia e la sposa. Grande è la disperazione di Zoza, la quale con l'aiuto di uno degli oggetti incantati riesce a infondere nella moglie del principe un incontenibile desiderio di sentire raccontare favole; vengono invitate alcune vecchie narratrici; l'ultimo giorno si presenta anche Zoza, la quale rivela la vera storia e riesce così a sposare il principe. Cinque sono le giornate delle favolatrici, ciascuna composta di dieci novelle. Considerata dai fratelli Grimm una bella raccolta di favole, il Pentameròn è la vera espressione della voce del popolo. Si ispira evidentemente alla raccolta di novelle (Decameron) di Boccaccio, ma con alcune differenze: le giornate sono la metà (5 anziché 10) e ridotto alla metà è anche il numero delle novelle (50 anziché 100, tra cui 49 raccontate dalle narratrici più 1 che fa da cornice alla storia); i narratori sono dieci vecchiette caratterizzate da difetti fisici (Zeza è sciancata, Cecca storta, Meneca gozzuta, Tolla nasuta, Popa gobba, Antonella bavosa, ecc.).
Più che novelle, le storie narrate da Basile sono fiabe tratte in genere dalla tradizione popolare, che l'autore trasforma però in prodotti letterari, con l'uso di un dialetto più colto di quello effettivamente parlato e con l'inserimento di notazioni ironiche e commenti moralistici.Infine la scelta di scrivere in lingua napoletana corrisponde alla tendenza propria dell'età barocca di sperimentare nuovi e più attuali modi espressivi."
Se si vuole completare il discorso su G. B. Basile e saperne di più,  qui  c'è tutto il discorso critico interessantissimo scritto da Michele Rack .

giovedì 20 giugno 2013

'A TIELLA, PIATTO ESTIVO POVERO


- MEDITERRANEO, VEGETARIANO  ... e tutto sommato (escludendo formaggio e cozze) VEGANO-
Molto semplice, è tra i più gustosi della nostra cucina povera.


'A tiella, 'u tiàn, 'o rùot sono parole meridionali che indicano il tegame dai bordi bassi che serve per preparare pietanze che devono evaporare durante la cottura.
Sono di metallo (un tempo alluminio e ferro), o anche di coccio. Vi si mettevano a cucinare a fuoco basso lentamente i cibi poveri con verdure comuni dell'estate mediterranea, dai profumi decisi e dai sapori delicati che conquistano ogni palato e molto spesso arricchiti dai frutti di mare come le cozze.

Per questa mia tiella, servono ingredienti di stagione dagli innumerevoli pregi, facili da trovare a prezzi bassissimi, e se come me usate un forno a microonde, in definitiva sarà veloce ed economica.
La settimana scorsa l'ho preparato e  l'ho servito a tavola così, come nella foto in alto. Qui ci sono le cozze che non metto sempre, perchè essendo il piatto preferito dai bambini preferisco che sia solo di verdure.
Normalmente si mette il riso, ma io non potendolo mangiare ne faccio a meno, non potrei nemmeno scartarlo come faccio con le patate che sono anche loro vietate ai diabetici ma sono elementi basilari e non possono essere eliminate. 
Così realizzo  un nuovo piatto più leggero e molto saporito.

INGREDIENTI:
  • 2 patate  novelle, qui nel Salento ci sono le buonissime Sieglinde, di grandezza media  a persona
  • 2 zucchine    "        "      "              
  • 2 cipolle bianche schiacciate fresche   a persona
  • 2 o 3 foglie di alloro,
  • 2 o 3 pomodori grossi freschi o pochi piccoli,
  • pane grattugiato tostato e prezzemolo tritato e (per i non vegani) formaggio parmigiano o pecorino grattugiato,
  • meno di 1 kilo di cozze (questo è sempre per i non vegani, e se le preferite) che laverete accuratamente e se siete esperti potrete sgusciare, anzi la tradizione le vuole chiuse che si apriranno durante la cottura arricchendo di più il sapore.
  • olio extravergine d'oliva
  • sale e pepe q.b. 
Patate, cipolle, zucchine, pomodori e alloro
Prezzemolo, pangrattato, pepe
 e parmigiano (non per i vegani)
Olio, sale e pepe

Cozze sgusciate

PREPARAZIONE:
  • se usate come me il microonde dovrete usare una teglia di vetro da fuoco (pyrex) adatta, come quella nella foto sotto.
  • affettate a rondelle le verdure 
  • mettetele separate, salatele e ungetele con un po' d'olio,  
  • cospargete il fondo della teglia con un po' d'olio e una o due cucchiaiate di pane grattugiato,
  • cominciate a sitemare le verdure a strati,
  • vi consiglio di cominciare con le patate, quindi uno strato di patate con un po' di pangrattato, inframmezzate le foglie d'alloro che si toglieranno prima di servire (sono facilmente individuabili),
  • poi le zucchine e di nuovo il pagrattato,
  • se mangiate le cozze a questo punto le sistemate uniformemente spargendoci sempre del pangrattato,
  • quindi le cipolle e poi i pomodori tagliati a pezzetti e il pangrattato,
  • mettete  nel forno a microonde a 750 W per circa un'ora la "tiella" coperta ( se non avete il coperchio adatto, anche con la carta forno, mai col foglio di alluminio). Altrimenti nel solito forno a temperatura alta.
  • ATTENZIONE CONTROLLATE SPESSO, se è la prima esperienza col microonde è da ricordare che i tempi variano a seconda della quantità dei cibi inseriti e della potenza.
  • se volete gratinare, alla fine cospargete la superficie col pangrattato e rimettetela nel forno  accendendo il grill.
Dovrebbe essere così prima di metterla nel forno.
e ...... buon appetito
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Foto private di Cle Reveries.
Tutti i diritti sono riservati.




domenica 14 aprile 2013

... per i miei amici vegani e per chi ama i sapori di una volta, ecco un dolce del nostro passato: le pitteddhe salentine.

Sono bellissime, vero?
Le hanno preparate e fotografate Daniela e Letizia del blog "Spizzica in Salento".
-o-o-
Queste chicche sono autentiche squisitezze! Sembrano proprio studiate per chi ha adottato una dieta priva di carne e dei  suoi derivati.
Sono graziosi canestrini fatti con una pasta frolla povera, solo farina di grano duro 00, olio extra vergine d'oliva, succo d'arancia e marmellata d'uva, alias la "mustarda", fatta in casa dalle stesse contadine che nei secoli si sono tramandate questa ricetta. 
Lo zucchero!?...... non l'ho dimenticato, non si mette proprio, ma se volete potete tranquillamente metterne un poco.
Chi prepara dolci sa benissimo quanto la nostra cucina moderna debba al burro, alle uova e al latte. Sembra impensabile poterne fare a meno ed avere un gran successo oltre a soddisfare le esigenze dei più golosi.
Nel nostro passato l'amore di gente povera per una terra difficile ma che sapeva dare tanto a chi a sua volta l'amava, ha fatto avverare il miracolo. Erano i dolci delle grandi feste delle famiglie contadine, preparati dalle mani fatate delle donne, mogli, mamme, contadine e factotum. Mani che senza posa, si prodigavano nei campi per la raccolta del tabacco in estate e degli altri frutti in tutto il resto dell'anno. Ma quelle mani sapevano anche muoversi abilmente con l'uncinetto o i sottilissimi aghi e i telai per confezionare trine e ricami e tele per i famosi corredi per sè stesse, se erano ancora zite, cioè signorine, o per le loro figlie o anche su commissione per arrotondare il bilancio domestico.
Nel periodo prenatalizio e prepasquale c'era un'atmosfera particolarmente gioiosa e in tutte le case le nostre donne abbandonavano i lavori nei campi e tutte le altre occupazioni, e si dedicavano alla preparazione di pitte e pitteddhe. Era il tempo in cui il panettone e la colomba erano sconosciute, non avevano ancora il posto d'onore sulle tavole salentine, e le pittehe con le pitte con tutte leccornie tradizionali, troneggiavano allegramente imbandite per le feste. Così, anche a Carnevale e alle feste in famiglia, come il battesimo o battezzo, la festa di fidanzamento o trasitura, lu santu patrunu e tutte le altre ricorrenze solenni non potevano mancare.
Ora sono ottime, secondo me, anche ogni giorno a colazione e al "five o' clock tea" o quando volete farvi delle coccole al palato.
Vi prego di scusarmi ma non ho una mia ricetta, non mangio dolci e queste non sono nella mia tradizione. 
Potete attingere la ricetta direttamente dal sito delle bravissime e stupende Daniela e Letizia del blog "Spizzica in Salento".Vi assicuro siete in ottime mani.
... ed insieme alle pitteddhe ci andrebbe anche "nu pocu de mieru", attenzione non "vinu", ma "mieru". Mi spiego meglio: non vino qualsiasi, magari annacquato, ma vino di quello buono buono! 
Qui è tutto virtuale e non ci sono bicchieri, ma questa canzone popolare mette allegria quanto un bicchiere di quello buono...
.... e   prosit !


venerdì 5 aprile 2013

LA SIGNORA M. Picc... E IL BIANCOMANGIARE - un dolce mediterraneo, povero e antichissimo

Potrebbe essere adatto ai vegani o agli intolleranti al latte, infatti questo viene  sostituito con il latte di mandorla (la ricetta senza latte la trovate qui e qui è spiegato benissimo come ottenerlo dalle mandorle).
Prima di addentrarmi nei particolari, permettetemi di ribadire che i mie post sono più che altro banalissimi ricordi, riflessioni, sogni e anche umane considerazioni. Niente cattedra e né bacchetta, solo il proposito di venire compresa da chi come me soffre di questo tipo di deformazione . 
Biancomangiare

Antichissimo, dagli ingredienti semplici il biancomangiare è l'orgoglio della Sicilia, un dolce povero della tradizione mediterranea dalle origini antichissime.
 Anche questo è un ricordo della mia infanzia. Strano come la mia memoria funzioni al contrario rispetto a quella di Proust. La mia,infatti non parte dal profumo o dal sapore per arrivare alle persone o ai fatti, ma segue il percorso inverso.
Così per una frase detta da una mia amica siciliana, una imprecazione del suo dialetto,"botta de sale" un eufemismo per non dire qualcosa di più forte, mi sono ricordata della signora Maria P... e del suo "biancomangiare". Lo preparava in occasione di feste importanti. Per lei era una specie di rito più che un dolce. Per me era un ottimo budino che lei preparava senza latte solo con acqua e mandorle.
La signara Maria P... era di Piana degli Albanesi in provincia di Palermo, un paese arbëreshë, dalle tradizioni antichissime che lei con orgoglio non smetteva mai di ostentare: parlava l''arbërisht quando meno te lo aspettavi ed esibiva continuamente le foto della sua famiglia d'origine sempre persone nel  bellissimo costume tradizionale.

Abitavamo porta a porta, condividevamo un giardino che per noi era una specie di soggiorno all'aperto. Lì facevamo di tutto e tutti insieme. Le mamme sempre presenti leggevano i rotocalchi commentando le notizie scoppiando molto spesso in risate fragorose, oppure lavoravano a maglia confrontandosi e consigliandosi a vicenda.Noi bambini giocavamo facendo tanto chiasso, ma anche tanta allegria, ma anche leggevamo insieme lo stesso fumetto e lo commentavamo .D'inverno era veramente un incanto da favola, tanta neve e tanta fantasia insieme, tutta per noi.....
La Tordella con Bibì e Bibò
Fumetto dei Katzenjammer Kids (1901)

Ritornando alla signora Maria P... All'inizio avevo subito il fascino dell'esotico di questa donna, sui trentacinque anni dalla corporatura massiccia, dal carattere forte e deciso ma anche un po' ignorante. Una specie di Tordella uscita dalle pagine del Corriere dei Piccoli che amavamo leggere.
Ma poi aveva finito per stancarmi, non mi divertiva più il suo rincorrere quella peste di suo figlio, armata di "cucchiara" uno spaventoso, grosso e pesante cucchiaio di legno, gridava ad intervalli "botta di sale!".O il suo modo di truccarsi, niente di straordinario, solo una grossa e spessa striscia di rossetto un po' ondulata e sbavata sulle labbra, e uno smalto di un rosso acceso sulle sue unghie cortissime. Usava anche  truccare sua figlia di cinque anni, e qui era il divertimento, perchè improvvisamente con loro due così conciate diventava carnevale.Quando tutta la famiglia si trasferì altrove, per me non fu un grande dispiacere, forse ero diventata solo più grande. 
L'avevo quasi rimossa del tutto se non fosse stato per quella frase, quel "botta di sale"della mia amica siciliana mentre guidava l'altro giorno indirizzato ad un pedone che ci aveva improvvisamente attraversato la strada. Avevo anche dimentiato il suo biancomangiare, l'antichissimo dolce la cui ricetta come diceva lei risaliva alla notte dei tempi. Forse aveva ragione, ma con certezza questo dolce fu introdotto in Sicilia dagli Arabi. In Italia è presente nei ricettari del secolo XII e Matilde di Canossa lo preparò per il banchetto fatto in occasione della riconciliazione tra il papa Gregorio VII  e l'imperatore Enrico IV del Sacro Romano Impero nel 1077. Dolce che sia per gli ingredienti che per la presentazione rappresentava in quella occasione tutto l'allegorico candore della Chiesa.
Il suo nome è di chiara derivazione francese, le blanc manger, o blanche mangerie, ed è evidente che gli ingredienti, tutti bianchi, chiaramente glielo hanno dato.

Ma non è esclusiva caratteristica siciliana lo si prepara in molte altre parti d'Italia in Sardegna lo chiamano papai-biancu o menjar blanc, in Valle d'Aosta è blanc manger. In Medio Oriente e in Turchia viene preparato seguendo la stessa ricetta da tempi immemorabili e il suo nome in traduzione è sempre "bianco mangiare".
La ricetta che vi consiglio è di "ricette di Sicilia.net" dove con molta chiarezza vengono dati utili suggerimenti e sono spiegati i procedimenti con molta semplicità. Oppure seguite quella di "ricette condivise"
Questa del video di You Tube  mi sembra anche buona     

Per gli intolleranti al latte o ai vegani consiglio questa " Ricetta Biancomangiare dolce mandorle e acqua di Manlio Midori" che trovate al blog "Ricette condivise" ,ma se volete essere sicuri della genuinità del latte di mandorle rivedete qui