"rascel

«Io prendo manciate di parole e le lancio in aria; sembrano coriandoli, ma alla fine vanno a posto come le tessere di un mosaico».
(Renato Rascel)
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mercoledì 28 maggio 2014

"...tutta questa tecnologia è solo un'illusione"

"Un mondo di interessi personali, selfie, autocelebrazione, in cui tutti condividiamo le nostre parti migliori, lanciando fuori l'emozione. .....ci vedono vivere come robot e pensano sia normale......."

Sono parole sagge del video pubblicato qui  da rodixidor, alias paracqua, una esortazione a ritornare ad essere UOMINI.

Ringrazio il mio amico per l'opportunità che mi ha offerto, ne avevo proprio bisogno.

Ho guardato le immagini e ascoltato le parole, centellinando ogni sequenza e ogni frase.


Ho riflettuto. Ho messo a fuoco le molte perplessità che mi affliggono letteralmente in quest'ultimo periodo. 
Ho capito il rischio che corriamo tutti indistintamente!

E'un invito valido ormai per tutti.  
Ammettiamolo, in fondo in fondo,ci stiamo contagiando tutti, non sembra anche a voi?

giovedì 27 marzo 2014

" Che vita avrà mio figlio? ”

Risposta rassicurante allo sconforto e alla desolazione di una mamma che ha scoperto che il suo piccolo che porta ancora in grembo è un  portatore della sindrome di Down.
Molto preoccupata per il futuro di suo figlio ha scritto una lettera alla CoorDown Onlus.
Dice: “Aspetto un bambino. Ho scoperto che ha la sindrome di Down. Ho paura. Che vita avrà mio figlio?”

Il 21 marzo 2014, Giornata Mondiale sulla sindrome di Down, ormai è passato. So che non basta la riflessione in un solo giorno dell'anno, perchè la disperazione dovuta al pregiudizio razzista  colpisce sempre. Le parole di questi bimbi e le immagini di questo video (risposta alla lettera) sono un passo decisivo per chi ha nutrito ostilità o ha ignorato finora la realtà di questo aspetto della vita umana.
Non è solo uno spot ma il ricordo che ci deve accompagnare come insegnamento d ivita da uomo perchè
"TUTTI HANNO DIRITTO AD ESSERE FELICI"



Traduzione in italiano delle risposte dei ragazzi Down.

Cara futura mamma,
non avere paura.
Tuo figlio,
sarà capace di fare un sacco di cose.
Potrà abbracciarti.
Potrà correre fino a te.
Potrà parlare e dirti che ti vuole bene.
Potrà andare a scuola,
come tutti.
Potrà imparare a scrivere.
Potrà scriverti, se un giorno sarà lontano.
Perché in effetti, potrà anche viaggiare.
Potrà aiutare suo padre a riparare la bicicletta.
Potrà lavorare e guadagnare il suo denaro.
E con quel denaro potrà invitarti fuori a cena,
o affittare un appartamento e andare a vivere da solo.
A volte sarà difficile.
Molto difficile.
Quasi impossibile.
Ma non è così per tutte le madri?
Cara futura mamma,
tuo figlio potrà essere felice,
come lo sono io.
E sarai felice anche tu.
Vero mamma?
Vero mamma?

venerdì 1 novembre 2013

...perchè "Halloween" e non "Tutti i Santi" ?

(Post pubblicato l'anno scorso e che ripropongo)


Halloween (o Hallowe'en) è principalmente celebrata negli Stati Uniti la notte del 31 ottobre ed è un retaggio culturale antichissimo di tradizione celtica ed anglosassone. Ormai la conosciutissima zucca intagliata, Jck-o'-lantern, è il risaputo simbolo della ricorrenza. Da noi, fino a poco tempo fa, veniva confezionata per scherzi nelle feste goliardiche o a carnevale. Era sempre un successo per la sua macabra allegria.
Io preferisco la vecchia maniera, la considero la festa dei Santi o "I Morti".
Non vedo la necessità di seguire e far proprie le tradizioni altrui: "diamo a Cesare quello che è di Cesare".

Mi piace vedere Halloween nei film americani o sui blog dei miei amici di tradizione anglosassone. A tal proposito, se volete, visitate questo di Jina che è del mio stesso parere su questa festa, lei ha solo contribuito al divertimento delle sue bambine mascherandole come loro desideravano.

Comunque più o meno in questo periodo anticamente c'erano festività che si caratterizzavano con la presenza di maschere più o meno macabre.
Tra gli antichi Romani alla'inizio dell'inverno c'era Pomana, la festività dedicata alla dea dei semi e dei frutti , e verso febbraio ce ne era un'altra, Parentalia, dedicata ai defunti.

Nella cultura celtica, (circa duemila anni fa) in cui il capodanno era il 1° novembre e coincideva con l'inizio dell'inverno, col 31 ottobre finiva quindi l'estate, stagione viva e piena di luce. Il tetro inverno agli antichi Celti ricordava moltissimo  la morte. A quella latitudine, costretti al buio per gran parte della giornata era quindi molto facile pensare al dominio degli spiriti sull'uomo e sulla natura, sui raccolti e sulla vita futura nel nuovo anno ed era a proposito Samhain, la festa di fine estate, che cadeva proprio il 31 ottobre.

 Con l'avvento del Cristianesimo nel nord Europa, Papa Gregorio III nel VIII secolo dette una veste cattolica alla festa pagana di Samhain mettendo la  festa di Ognissanti il 1° novembre invece del 13 maggio in precedenza osservata dalla Chiesa, e a perfezionare il tutto la fece seguire dalla Commemorazione dei Defunti. Si veniva a conciliare così una tradizione cristiana con la festa pagana di Samhain, addirittura per togliere ogni alone pagano e allo scopo di sradicarla dalla cultura popolare, la istituì come festa di precetto nell’840.
Halloween, però, ha origini più recenti, risalendo al XVI secolo circa. Il nome deriva dallo scozzese All-Hallows-Even (All Saint Evening), la notte che precede Ognissanti, è intuibile che con la scoperta dell'America abbia assunto la cittadinanza americana a tutti gli effetti.

In Italia ci sono molte feste popolari di inizio d'inverno legate al ricordo dei morti sempre di tradizione remotissima .
Is Animmeddas, Su mortu mortu, Su Peti Cocone, Su Prugadoriu o Is Panixeddas, in Sardegna è molto caratteristica.. 

Ad Orsara di Puglia, un paesino montano della provincia di Foggia, la notte tra l'1 ed il 2 di novembre si celebra l'antichissima notte del "fuc a cost" (fuoco fianco a fianco) con dei falò accesi sull'uscio di ogni casa per far luce ai cari defunti (o anime del purgatorio) ritornati dall'aldilà per visitare gli abitanti del paese.
Il fuoco serve anche a cucinare qualcosa da offrie ai vicini e ai passanti.
Il'1°, in piazza c'è anche la gara delle zucche decorate (le "cocce priatorje" - le teste del purgatorio) tradionale gara che risale alla notte dei tempi.


Scusate la qualità dei video, del secondo  mi sembra in tema solo la prima parte, ma questo passa il convento!

martedì 20 agosto 2013

.... ma il senso civico è buona educazione, sensibilità, evoluzione o semplicemente amarsi?

Me lo chiedo spesso, specialmente quando assisto a certi fatti o noto gli effetti incresciosi di chi ha solo il suo ego come punto di riferimento.
La risposta può essere senz'altro in questo testo di R. Follerau postato ieri da Gemisto.
Ditemi se non è così.


La civiltà
(Raoul Follereau Nevers, Francia 17/8/1903 – Parigi, Francia 6/12/1977)
La civiltà non è né il numero,
né la forza,
né il denaro.
La civiltà è il desiderio paziente,
appassionato,
ostinato,
che vi siano sulla terra meno ingiustizie,
meno dolori,
meno sventure.
La civiltà è amarsi.






mercoledì 7 agosto 2013

... after all there is nothing but "Imagine"-ing, and then we have to ask ourselves "who wants to live forever"?

"Imagine no possessions, I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world"

... 
"You may say I' a dreamer
but I'm not the only one"




"There's no time for us
There's no place for us
What is this thing that builds our dreams, yet slips away from us "
....


"There's no chance for us 
It's all decided for us
This world has only one sweet moment set aside for us!"








giovedì 2 maggio 2013

AMICIZIA E DIVORZIO

Ripropongo il post pubblicato il 15 dicembre 2011 (periodo natalizio) perchè sono sempre alla ricerca di una risposta soddisfacente a questo mio dilemma:
PUO' IL DIVORZIO DETERMINARE LA FINE DI UN’AMICIZIA?


La sola parola divorzio mi mette sempre tanta tristezza.Secondo me, racchiude tutta l’essenza della delusione e della sconfitta di una coppia. E' comunque sempre il rimedio migliore per situazioni drammatiche e insostenibili, questo è fuori d’ogni discussione, ma riguarda solo ed esclusivamente il privato dei due.Non mi piace schierarmi da una parte o dall’altra, per me la famiglia è una cosa seria non è un campo di calcio che ha vita anche con il tifo dei fans.
E’ molto doloroso pensare alle ripercussioni che ha un divorzio sui figli, e come inciderà sul loro futuro, specialmente perché molto spesso sono sballottati da uno o dall’altro genitore, o addirittura anche usati come arma contro uno o l’altro coniuge. Questo, ahimè, è dolorosamente noto a tutti.
Non ho esperienze dirette di divorzio, ma in giorni di preparativi per il Natale mi assale una rabbia proprio causata da un divorzio.Molti anni fa in Inghilterra avevamo conosciuto una famiglia molto felice. Marito sereno, colto, estroverso, sensibile, sempre disponibile, insomma un amico che tutti vorremmo avere… E noi lo avevamo trovato. Sua moglie molto saggia, anche lei molto disponibile ma un po’ meno disinvolta e non molto loquace.Due figli che riflettevano la solarità e la serenità dei loro genitori, quindi una famiglia simile a quella del Mulino Bianco.Eravamo orgogliosi di averli come amici. Ogni anno ci si vedeva in estate. A Natale c’era lo scambio degli auguri e la cerimonia del pacco da spedire con tutti i nostri regalini per i quattro cari amici. Poi c’era l’altra cerimonia: l’apertura del loro pacco con tutte le British sorprese possibili e immaginabili  per noi e i nostri bambini.
Tutto questo è durato imperturbabile fino a pochi anni fa quando, dopo 48 anni di matrimonio invidiabile, il divorzio ha fatto rompere l’incantesimo.In questi casi c’è tutta una serie di procedure che non mi interessano, ma cosa c’entro io nel loro divorzio?Io c’entro sì, perché nessun giudice ha provveduto ad assegnare gli amici comuni all'uno o all'altro. Non è previsto, lo so, e forse a ripensarci, meno male.
A noi è rimasta la nostra amica Maria, ma abbiamo perduto Barry che lasciando sua moglie (fatti loro) ha dovuto rinunciare a noi... e poi, in base a quale legge?Abbiamo cercato di contattarlo in tutti i modi, ma tutto invano, il divorzio ha colpito anche noi!


giovedì 11 aprile 2013

Quando si è poveri?

E' da questa mattina che mi pongo questa domanda a cui non riesco a dare una risposta che vada bene, cioè da quando ho letto la poesia di Neruda "La povertà" che riporto  alla fine del testo.
Vivendo in un periodo in cui si parla molto  di recessione globale e di povertà sempre più dilagante, mi sono resa conto di aver sinceramente perduto il senso ed il significato di questa atavica situazione.
La povertà, sì che la conosco. Per fortuna indirettamente. L'ho vista furoreggiare con la grande indigenza in cui si era tutti nel dopoguerra.
La percepivo quotidianamente nel vedere le privazioni a cui erano sottoposti i miei coetanei. Negli occhi lucidi della povera donna che veniva a chiedere a mia madre  piccole somme in prestito 
il lunedì e ritornare per restituirle il sabato e ripetere il rito nuovamente il lunedì successivo. Nell'andirivieni delle povere giovanissime mamme che bussavano alla nostra porta per sentire consigli incoraggianti da mia madre. Una persona disponibile, diventata suo malgrado, punto di riferimento del vicinato che non lesinava comprensione e sapeva ascoltarle. Rappresentava la sorella maggiore che  quelle giovanissime donne avevano sempre desiderato avere. Erano ancora ragazzine, 17 o 18 anni, e già un  carico domestico difficilissimo. Sposate, con un marito anche lui  giovanissimo, e  almeno un figlio con tutte le esigenze dei bambini piccoli. Mia madre riusciva a confortarle e a darle un supporto morale con suggerimenti adeguati ai loro affanni del momento. Sulle incertezze per la  loro prima gestazione o sui loro figli che facevano le normali richieste di tutti i bambini. Ah, dimenticavo proprio quello che a noi figlie dava più fastidio e che disapprovavamo e le rimproveravamo sempre: le iniezioni e l'assistenza ai parti. Lei si giustificava dicendoci che quella gente non avendo soldi per medici e personale tecnico adeguato, si sarebbe trascurata compromettendo il proprio stato di salute.
La povertà, anzi la miseria, l'ho sentita ancora nelle urla disperate della mamma di Riccardina, mentre piangeva sulla bara della sua figlioletta. La mia compagna di giochi era morta di tetano e  per me, che avevo giocato con lei il giorno prima, sicuramente è stato un vero shock, è stato anche il primo incontro con la morte e l'evento più amaro della mia vita. Non dimenticherò mai quello che diceva, quella donna così infelice. Quando ci penso mi sembra realmente inconcepibile per noi. Quella mamma nello strazio  assoluto ricordava quanto bene le avesse voluto e come avesse sempre accontentata in tutte le richieste della sua bimba.Un vero dramma!
Quali desideri aveva avuto in vita la bambina? e quali le sue richieste? Un giocattolo o un vestitino, rispondereste voi. No-o! Solo pane con lo zucchero! Ma, non è per noi assurdo? Vi assicuro questo l'ho vissuto realmente ed è stato sentito dalle mie orecchie.
Vivendo episodi simili, la mia generazione ha vinto la sfida con la povertà minacciosa che le faceva terrore, ma l'ha sempre guardata con dignità e una incoraggiante fiducia.
Avevamo dei modelli di vita vissuta ponderatamente  nella speranza di un futuro migliore. C'era una solidarietà umana veramente sentita, fatta di piccoli gesti, piccole confidenze, qualche buon consiglio, poveri prestiti e spontaneo reciproco rispetto.
Una sana risata, una canzone ascoltata dall'unica radio del vicinato o anche cantata, serviva a scacciare lo stress e la depressione.
Era il tempo e il luogo di cui ho parlato qui in questo mio post dell'anno scorso, per me un periodo di grande formazione.
E sì, devo molto a quella gente.
Se confronto quei tempi con i nostri, mi sembra di essere scesa da un'astronave proveniente da un altro pianeta.
Resto sconcertata per l'eccessiva informazione che considero insana e deviante, un vero lavaggio al cervello. Non che io preferisca ignorare tutto quello che accade, ma c'è solo una eccessiva informazione su una realtà che non è facilmente verificabile, punto e basta. Ho la sensazione che  ci sia una mancanza di volontà ad entrare in contatto con chi soffre, toccare con mano la sofferenza e cercare di dare una mano. C'è solo una finzione di empatia con tutti quelli lontani fisicamente (alludo ai numerosissimi talk show) ma esclude chi ci vive accanto, non ci si preoccupa di chi è vicino. Si sentono parole di solidarietà di facciata, frasi che risultano false o senza senso. Forse è dovuto al cambiamento culturale, cioè al sentirsi parte di un gruppo organizzato che si chiama Stato, con la s maiuscola, in cui basterebbe denunciare quello che accade e delegare le risoluzioni dei problemi agli enti preposti dallo stato. 
Negli anni '50 di cui stavo parlando, si aveva tanto bisogno di solidarietà, non quella denunciata ma quella del contatto fisico. Lo Stato pensava a resuscitare dallo sconquasso per arrivare ad un livello alto non  essenzialmente politico-economico ma anche   ideologico. Questo era sentito dai più sensibili e di buona cultura, certamente meno dai cittadini comuni, educati ed abituati a subire come sempre.
Noi, però, siamo cresciuti nella cultura dello stato che deve provvedere ai bisogni dei suoi cittadini, del “cura promovendae salutis”. La richiesta di un po' di pane urlata dal bimbo affamato, da me ascoltata, o meglio non soltanto da me ascoltata, ma da tutto il vicinato, era l'urlo dei nuovi poveri alle istituzioni. La risposta della povera giovane mamma era sempre la stessa, era un rito scontato. Io non riesco a dimenticarla perchè ci coinvolgeva un po' tutti, in altri termini ci vincolava alla solidarietà e al senso umano. 
Come si può dimenticare la reazione disperata di quella donna. Sempre urlando, sconsolata diceva: "Disgraziè, nan stè (piccola pausa ) vae dalla Signoora!". Così finiva quella sorta di dialogo, e dopo un poco "qualcuno" bussava, e appariva lui sulla nostra porta, carino, profumato di pulito, ben pettinato e felice di rivedere noi.  che lo aspettavamo. La "Signora" per antonomasia era mia madre, mai sorda o distratta nel dare una mano a chi non era fortunato come noi. Lei e tutte le altre "Signore" attrezzate solo di una cultura, una saggezza ed il normale senso umano, le sue umili competenze e la solidarietà umana sostituiva quello che ora pretendiamo dallo stato.
Il mio disgusto, scusatemi ma lo devo dire, è tale quando alle richieste di chi chiede aiuto come quel bambino bello ma indigente, si danno risposte simili  a "Ci dispiace poveretti miei non ci sono fondi", e noi intuiamo il seguito, cioè, andate in televisione a chiedere qualche sms di solidarietà. Così ormai ogni settimana c'è la richiesta di un contributo solidale per sostenere enti privati che fanno le funzioni della "Signora", ormai morta, anche come figura. Ora è l'epoca delle strutture Onlus, veri enti riconosciuti ma non sono ben sovvenzionati.
Quello che mi ha messo veramente in crisi questa mattina è stata la lettura della bella poesia e l'ascolto di altre notizie divulgate in questi giorni. Su un manifesto politico, per esempio, ho letto questo:"Il ... è vicino a tutti i cittadini che in questo momento stanno vivendo momenti difficili".
Ora sono veramente perplessa. Quale conforto possono dare a uno che non sa come sbarcare il lunario frasi come questa?
Bene penso che la vera povertà sia proprio nello sconforto per l' inesistenza di una solidarietà più umana e del calore umano che ridona il sorriso e la fiducia nel futuro.
Quando si è poveri, quindi?
Quando ci si sente abbandonati e privi di speranza, quando ci accorgiamo che non c'è nessuno capace di confortarci e scuoterci dallo sconforto con l'amore per il prossimo, quello che si deve e che è lo stesso che vogliamo noi dagli altri, umile ed umano.
Gustate la delicatezza di questo Neruda, almeno ci si confronta con i nostri sentimenti più belli e sulla schietta fiducia nella vita.
La povertà
(Pablo Neruda Parral, Cile 12/7/1904 - Santiago, Cile 23/9/1973 - Premio Nobel per la letteratura 1971)

Ahi, non vuoi,
ti spaventa
la povertà,
non vuoi
andare con scarpe rotte al mercato
e tornare col vecchio vestito.
Amore, non amiamo,
come vogliono i ricchi,
la miseria.
Noi la estirperemo come dente maligno
che finora ha morso il cuore dell'uomo.
Ma non voglio
che tu la tema.
Se per mia colpa arriva alla tua casa,
se la povertà scaccia
le tue scarpe dorate,
che non scacci il tuo sorriso che é il pane della mia vita
Se non puoi pagare l'affitto
esci al lavoro con passo orgoglioso,
e pensa, amore, che ti sto guardando
e uniti siamo la maggior ricchezza
che mai s'è riunita sulla terra.


........ e
Se desiderate o siete disponibili per una sana risata autoironica, guardate questo grandissimo Totò con tutto un cast di grandissimo valore. Notevole è l'interpretazione di un indimenticabile Marcello Mastroianni.

Una prestigiosa versione cinematografica dell'opera di Eduardo Scarpetta. Molta esagerazione, ma tantissima autoironia.




lunedì 18 marzo 2013

... e se l’amor potesse far miracoli, vorrei tornar bambina insieme a te





Qui c'è un altro post dedicato a tutti i papà
foto da google
e ascoltare con te la canzone dei vecchi tempi, magari cantarla insieme come facevamo una volta.


... e voi cosa direste al vostro papà?

O mein papà
di Ardo-P. Burkhard
Quand’ero bambina(o),
l’amico più caro sei stato tu solo, papà.
Tornavi piccino, per farmi giocare
e imitavamo i negri* e gli indù.
Ta ta pum – Ta ta pum – Ta ta pum.
              Fra tanto clamor, sembrava il Far West
              la casa tra i fior… laggiù.
              Ola hop – Ola hop Ola hop
              Ola hop -Ola hop
              Ola hop – Ola hop – Ola hop.
 Se a volte guastavo i miei balocchi
e il pianto sgorgava dal cuor,
col tuo bel sorriso, baciandomi gli occhi,
si dileguavan tristezze e dolor.
            Ola hop – Ola hop Ola hop
            Ola hop – Ola hop
            Ola hop – Ola hop
          Ola hop Ola hop
              Ola hop – Ola hop.
O mein papà, sei l’uomo più adorabile.
O mein papà, sei l’uomo più sincero,
O mein papà, sei tanto caro e amabile,
e nel tuo cuor c’è solo la bontà.
           Degli occhi tuoi gli sguardi m’accarezzano perché,
           Io so, per te son bimba(o) ancora.
O mein papà, fratello e amico unico,
O mein papà, sei tutta la mia vita.
E se l’amor potesse far miracoli,
vorrei tornar bambina(o) insieme a te.
O mein papà, o mein papà, o mein papà!
---------
*Chiedo scusa, ma è un testo vecchissimo, questo è l'originale, non credo che ci sia un bisillabo che possa sostituire questo termine.


venerdì 15 marzo 2013

LA SMANIA DI LIBERTA'

E' la spasmodica ricerca di un rifugio lontano dal consueto, un isolamento che ci permetta di mettere in ordine emozioni e pensieri.
 Ma è solo per i poeti e gli spiriti eccelsi?
Io penso che tutti sentiamo tale bisogno, ma solo chi ha la forza interiore e la chiara consapevolezza di essere libero lo sappia dire e sappia anche come reagire.
Sentiamo questa necessità spesso anche con molta impellenza.
Penso che sia dovuto ad un eccesso di sopportazione che mette in atto in noi un meccanismo che fa scattare il desiderio di cambiamento di luogo e tanta voglia di incontrare altre realtà: essere non più un Nowhwere man e nemmeno come il protagonista del film In the Wild. 
Il rimedio giusto per scongiurare il pericolo dell'assuefazione e della depressione è da sempre viaggiare, evadere.
Non sempre però ci è permesso lo spostamento fisico, le ragioni ovviamente sono tantissime, la principale è quella finanziaria.  Una bella evasione dalle nostre ansie quotidiane, e senza spendere un soldo però, è quella fatta usando la fantasia, stimolata da sane letture o lasciata volare liberamente con una bella musica. Ciò ci aiuta a rinforzarci dentro e a fare ordine nelle nostre emozioni, ci fa fare un po' il punto sulla nostra esistenza, chiedendoci  e riflettendo cosa è la libertà per noi e se siamo effettivamente liberi. 
Giorgio Gaber ci dice chiaramente il suo senso della libertà che è quella  di un grande.
E potremmo anche essere aiutati dalle parole di  Eddie Vedder che canta nella colonna sonora del film "In the Wild", "Guaranteed".
Oppure un po' nelle frasi  del grande Jim Morrison citate qui nel video.
Per sentirsi poi un "Real  Man, sitting in his Own Land, 
making all His Own plans for all," cioè uno dei tanti veri uomini capace di pensare liberamente e autonomamente nella sua terra libera.
 La libertà
di Giorgio Gaber

La libertà
di Giorgio Gaber
      [parlato]: Voglio essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.
      Come un uomo appena nato
che ha di fronte solamente la natura
che cammina dentro un bosco
con la gioia di inseguire un'avventura.
Sempre libero e vitale
fa l'amore come fosse un animale
incosciente come un uomo
compiaciuto della propria libertà.
      La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.
       [parlato]: Vorrei essere libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno
di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio
solamente nella sua democrazia.
Che ha il diritto di votare
e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare
ha trovato la sua nuova libertà.
       La libertà non è star sopra un albero
non è neanche avere un'opinione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione
      La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.
      [parlato]: Vorrei essere libero come un uomo.
Come l'uomo più evoluto
che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura
con la forza incontrastata della scienza
con addosso l'entusiasmo
di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero
sia la sola libertà.
      La libertà non è star sopra un albero
non è neanche un gesto o un'invenzione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.
    La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.

Guaranteed
by Eddie Vedder
Guaranteed
by Eddie Vedder
Garantito
On bended knee is no way to be free 
Inginocchiato non c'è modo di essere libero
Lifting up an empty cup, I ask silently
sollevando una tazza vuota, chiedo in silenzio
All my destinations will accept the one that's me
che tutte le mie destinazioni vorranno accettare quello che sono io
So I can breathe...
così riuscirò a respirare...
      Circles they grow and they swallow people whole 
Cerchi si espandono e ingoiano per intero la gente
Half their lives they say goodnight to wives they'll never know
Che per metà della sua vita dice buonanotte a mogli che non conoscerà mai
Got a mind full of questions, and a teacher in my soul
Ho una mente piena di domande, ed un insegnante nell' anima,
And so it goes...
E così va..
      Don't come closer or I'll have to go
Non avvicinarti di più o dovrò andarmene 
Holding me like gravity are places that pull
Sono posti che m attraggono tenendomi come la gravità 
ever there was someone to keep me at home
se mai ci fosse qualcuno che mi faccia restare a casa
It would be you...
Saresti tu...
     Everyone I come across, in cages they bought 
tutti quelli che incontro, in gabbie che hanno comprato 
They think of me and my wandering, but I'm never what they thought
pensano a me e al mio vagare, ma io non sono mai quello che pensavano
I've got my indignation, but I'm pure in all my thoughts
ho la mia indignazione ma sono puro in tutti i mei pensieri
I'm alive...
io sono vivo...
     Wind in my hair, I feel part of everywhere 
il vento è tra i miei capelli, mi sento parte di ogni posto 
my being is a road that disappeared
al di sotto del mio essere c'è una strada che è scomparsa
Late at night I hear the trees, they're singing with the dead
a notte fonda sento gli alberi, stanno cantando con i morti, 
Overhead... 
lassù...
      Leave it to me as I find a way to be
lascia che sia io a trovare un modo di essere
me a satellite, forever orbiting
considerami un satellite sempre in orbita
I knew all the rules, but the rules did not know me
conoscevo tutte le regole, ma le regole non mi conoscevano
Guaranteed
garantito..
.

 Nowhere Man 
by TheBeatles 

Nowhere Man
by LENNON, JOHN WINSTON / MCCARTNEY, PAUL JAMES
Uomo di nessun posto
      He's a real Nowhere Man,
E' un uomo realmente di nessun posto
Sitting in his Nowhere Land,
Seduto sulla sua terra di nessun posto
Making all his nowhere plans
Fa tutti piani di nessun luogo
For nobody. Per nessuno.
      Doesn't kave a point of view,
Non ha un punto di vista,
Knows not where he's going to, 
Non sa dove sta andando,
Isn't he a bit like you and me? 
Non è un po’ come te e me?
Nowhere Man, please listen, 
Uomo di nessun luogo, ti prego ascoltami,
You don't know what you're missing, 
Non sai cosa ti stai perdendo
Nowhere Man, the world is at your command. 
Uomo di nessun luogo, il mondo è al tuo comando
He's as blind as he can be, 
E' cieco come sa esserlo
Just sees what he wants to see, 
Vede proprio quello che vuole vedere,
Nowhere Man can you see me at all? 
uomo di nessun luogo riesci a vedermi del tutto?
      Doesn't kave a point of view, 
Knows not where he's going to, 
Isn't he a bit like you and me?
      Nowhere Man, don't worry, 
Uomo di nessun luogo non ti preoccupare,
Take your time, don't hurry, 
prendi il tuo tempo, non ti affrettare
Leave it all 'till somebody else 
lascia perdere tutto finché qualcun altro
Lends you a hand. 
ti darà una mano.
      He's a real Nowhere Man,
Sitting in his Nowhere Land,
Making all his nowhere plans
For nobody.

FRASI DI JIM MORRISON

sabato 2 marzo 2013

IL BUONO, IL BRUTTO E IL CATTIVO


O. T
Non ho nulla da aggiungere!
La penso come un anno fa! qui e qui


... e sì, il buono, il brutto e il cattivo, come li distinguiamo?
Normalmente è difficile distinguere queste tre personalità, fortunatamente ci aiuta il loro appeal che in un certo qual modo ci coinvolge e ci orienta.
In questi giorni, però, il frastuono dei media mi disorienta. Non mi fa cogliere nessun segnale, negativo, positivo o altro, che me li faccia distinguere.
L'appeal mi sembra inesistente.
Mi chiedo se non siano tutti buoni, tutti brutti o anche tutti cattivi.
Forse non lo saprò mai, ma intanto mi propongo, e vi propongo, questo superbo Morricone nella speranza che mi ispiri.



domenica 24 febbraio 2013

Chi se la ricorda?

... io la ricordo cantata da una carissima nonnina che da bambina piccolissima avevo adottata con reciproco amore e coccole, ma anche così come nel video dalla voce del grandissimo Paolo Poli,
... poi la ricordo cantata dalle vocette dei miei figli,
... aspetto di ascoltarla nella versione 2000 dalla vocetta della mia nipotina

Non è un esempio di Italian Evergreen?

mercoledì 6 febbraio 2013

La Superstizione: Sostegno per Vincere la Paura?

Questa è una domanda che mi sono posta osservando gli atteggiamenti di chi, vincendo anche il naturale buon senso, dà libero sfogo a manifestazioni superstiziose con gesti scaramantici di ogni tipo. I segni di croce di calciatori che entrano in campo, o di attori dietro le quinte prima di entrare in scena, di studenti prima di sedersi per un esame, e tantissimi altri, per non parlare di altri gesti non proprio eleganti e civili, sono a dir poco molto imbarazzanti.
"Non è Vero ....ma ci credo" la commedia di Peppino de Filippo del 1942 ci dice molto su quanto sia difficile vivere da superstiziosi.
Ecco la sintesi fatta da Giulio Cobham
 "La superstizione del commendator Gervasio Savastano non conosce limite nè pazienza. Corna facendo e rifacendo, tutto sembra congiurare contro dfi lui e i suoi affari: i venerdì, i gatti neri, quello iettatore patentato del ragionier Malvurio annidato tra i suoi dipendenti. Savastano non sa più che fare, o forse sì: licenzia Malvurio e mette al suo posto Sammaria, uno che dalla sua ha... una gobba che promette ogni bene e fortuna. E infatti: basta solo guardarla ed ecco che affari e finanze ripartono a gonfie vele. Sammaria si rivela un vero toccasana per la vita di Savastano, ma potrà toccarne anche alla figlia? E se i futuri nipotini nascessero con la gobba? "



Qui la storiella Zen ci spiega meglio l'essenza della superstizione.



La superstizione è nata con l'uomo.
I riti propiziatori e le pratiche magiche erano note e molto diffuse nei tempi remoti e si perdono nella notte dei tempi.
In questo video si ricorda come la superstizione e la malvagità umana nei secoli abbia ignobilmente strumentalizzato il simpatico e affettuosissimo amico dell'uomo, il gatto nero .




Io lo considero così, un "Ange Gardien", un vero "Angelo Custode"
un caro e tenero amico a cui  ci affidiamo.
Guardate anche questo video, molto significativo riscatta il gatto nero in maniera eccellente, non è vero?






domenica 6 gennaio 2013

la vie ne vaut rien


la vita non vale veramente niente?



La prima volta che ho sentito questa canzone così trascinante, me lo sono chiesto, e poi richiesto.
La risposta è sempre una: 
La vita va vissuta con saggezza per capire il suo grandissimo valore.
Solo se la rispettiamo ci ricompensa e ci dona tutte le sue immense  grazie.


La vie ne vaut rien 
di Alain Souchon

Il a tourné sa vie dans tous les sens
Ha girato la sua vita in tutti i sensi
Pour savoir si ça avait un sens l'existence
Per sapere se aveva un senso l'esistenza
Il a demandé leur avis à des tas de gens ravis
Ha chiesto il loro parere a un sacco di gente felice
Ravis, ravis, de donner leur avis sur la vie
Felice, felice di dare il suo parere sulla vita
Il a traversé les vapeurs des derviches tourneurs
Ha attraversato vapori dervisci rotanti
Des haschich fumeurs et il a dit
Di fumo e hashish, ha detto

[Refrain] :

La vie ne vaut rien, rien, rien, la vie ne vaut rien
La vita non vale niente, niente, niente, la vita non vale niente
Mais moi quand je tiens, tiens,
Ma quando voglio, voglio,
Là dans mes mains éblouies,
Qui nelle mie mani bollenti
Les deux jolis petits seins de mon amie,
I due graziosi piccoli seni della mia amica
Là je dis rien, rien, rien, rien ne vaut la vie
Allora dico niente, niente, niente, niente vale la vita

Il a vu l'espace qui passe
Ha visto lo spazio che passa
Entre la jet set les fastes, les palaces
Tra il fasto del jet set, hotel di lusso
Et puis les techniciens de surface
Ed ancora i tecnici di superficie
D'autres espèrent dans les clochers, les monastères
Altri sperano nei campanili, nei monasteri
Voir le vieux sergent pépère mais ce n'est que Richard Gere,
Vedere il  vecchio sergente Pepper, ma non è altro  che Richard Gere,
Il est entré comme un insecte sur site d'Internet
E' entrato come un insetto sul sito Internet
Voir les gens des sectes et il a dit
Vedere le persone delle sette  e ha detto
[Refrain]

La vie ne vaut rien, rien, rien, la vie ne vaut rien
La vita non vale niente, niente, niente, la vita non vale niente

Il a vu manque d'amour, manque d'argent
Ha visto una mancanza di amore, mancanza di soldi
Comme la vie c'est détergeant
Come la vita è detergente
Et comme ça nettoie les gens,
E mentre pulisce persone
Il a joué jeux interdit pour des amis endormis,
Ha giocato giochi proibiti per gli amici addormentati,
Et il a dit
Ed ha detto:
[Refrain]

La vie ne vaut rien, rien, rien, la vie ne vaut rien
La vita non vale niente, niente, niente, la vita non vale niente