"rascel

«Io prendo manciate di parole e le lancio in aria; sembrano coriandoli, ma alla fine vanno a posto come le tessere di un mosaico».
(Renato Rascel)

venerdì 29 marzo 2013

RING THEM BELLS ST. PETER


Immagine da Google


Dove soffiano i quattro venti,
 San Pietro, suona  le campane per loro !
Suona con mano di ferro  per loro  le campane
così la gente saprà
Che Dio è Uno Solo!


Immagine da Googl

Ring them bells St. Peter
Where the four winds blow,
Ring them bells with an iron hand
So the people will know
That God is One!


RING THEM BELLS
words and music by Bob Dylan
SUONA  LE CAMPANE PER LORO
parole e musica di Bob Dylan

Ring them bells, ye heathen
From the city that dreams,
Tu pagàno dalla città che sogna,
Suona le campane per loro,

Ring them bells from the sanctuaries.
Suona le campane per loro dai santuari.
Cross the valleys and streams,
Attraversa le valli e i fiumi,
For they're deep and they're wide
Poichè sono profonde e vaste
And the world's on its side
E il mondo è sul suo fianco
And time is running backwards
E il tempo corre all'indietro
And so is the bride.
la sposa è così.

Ring them bells St. Peter
Dove soffiano i quattro venti,San Pietro,
Where the four winds blow,
Suona le campane per loro, 

Ring them bells with an iron hand
Suona  con mano di ferro le campane  per loro
So the people will know.
Così la gente lo saprà.

Oh it's rush hour now
Oh, è l'ora di punta ora
On the wheel and the plow
Sulla ruota e sull'aratro
And the sun is going down
E il sole sta tramontando
Upon the sacred cow.
Sulla vacca sacra.

Ring them bells Sweet Martha,
Dolce Marta, suona le campane per loro, 
For the poor man's son,
Per il figlio del povero,
Ring them bells so the world will know
Suona le campane per loro, così il mondo saprà
That God is one.
Che Dio e' uno solo.

Oh the shepherd is asleep
Oh, il pastore si è addormentato
Where the willows weep
Dove i salici piangono
And the mountains are filled
E le montagne sono piene
With lost sheep.
Di pecore smarrite.

Ring them bells for the blind and the deaf,
Suona le campane per loro, per il cieco e il per il sordo,
Ring them bells for all of us who are left,
suona le campane per tutti noi che siamo  abbandonati,

Ring them bells for the chosen few
Suona le campane per i pochi eletti
Who will judge the many when the game is through?
Chi giudicherà i molti quando il gioco è collettivo?

Ring them bells, for the time that flies,
Suona le campane per loro, per il tempo che vola,
For the child that cries
Per il bimbo che piange
When innocence dies.
Quando l'innocenza muore.

Ring them bells St. Catherine
Santa Caterina, dall'alto della stanza,
Suona le campane per loro,
From the top of the room,

Ring them from the fortress
Suonale dalla fortezza
For the lilies that bloom.
Per i gigli che fioriscono.
Oh the lines are long
Oh, le linee sono lunghe
And the fighting is strong
E la battaglia e' violenta
And they're breaking down the distance
E stanno infrangendo la distanza
Between right and wrong.
Fra cos'è giusto e cos'è sbagliato.

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                                                         (tradotto da Cle Reveries -  diritti riservati)







mercoledì 27 marzo 2013

UN'ALTRA FILASTROCCA


immagine da google
 CAPA PELADA
Questa è della tradizione popolare milanese: la vecchia  Capa Pelada. Per magia del grande maestro Gorni Cramer  che la riprese, diventò Crapa Pelada. L'arrangiò facendola diventare nel 1936 un celebre e fantastico motivo jazz-swing.In quel periodo, il Fascismo, era proibito suonare ritmi americani con testi in lingua straniera. I musicisti italiani, bravi e creativi come sempre, non si perdettero d'animo componendo ugualmente testi della nuova tendenza. Ma era un'impresa molto ardua. La censura, ubbidendo a regole assurde, rovinava tutti i nuovi testi con tagli ed adattamenti che trasfiguravano tutta l'opera. Perciò di questo periodo su musiche bellissime abbiamo testi sciocchi o senza senso.Gorni Cramer, celebre direttore d'orchestra e geniale compositore, da giovane si servì di questa conosciutissima filastrocca - scioglilingua recitata da sempre dai bambini milanesi, notò che si adattava benissimo alla sua musica ed ebbe un grande successo. Inizialmente solo nelle aree in cui si parla il milanese, ma poi negli anni '50 trasmesso molto spesso in televisione fu conosciuto da tutti. Notate che nell'originale si parla di un uomo calvo, per evitare la censura dientò una capra pelata creando un nonsense. Pensate un po' chi poteva essere il 'Capa Pelata' per antonomasia nel 1936?


Questa è la filastrocca, la traduco in italiano, confidando nella accettabile traduzione di Google per gli amici stranieri,  che se non è comprensibile me lo facciano sapere, provvederò con una traduzione in inglese.

Capa Pelata

Capa Pelada l'ha fa' i turtei
Testa Pelata fa i tortelli
Ghe ne dan minga ai suoi fradei, oh-oh-oh-oh.
Che non dàper niente ai suoi fratelli
I suoi fradei fan la frittada
I suoi fratelli fanno la frittata
Ghe ne dan minga a Capa Pelada, oh-oh-oh-oh-oh.
Che non danno per niente a Testa Pelata

Capa pelada l'ha fa' i turtei
ghe ne dan minga ai suoi fradei.
I suoi fradei fan la frittada
ghe ne dan minga a Capa pelada.

Capa pelada l'ha fa' i turtei
ghe ne dan minga ai suoi fradei, oh-oh-oh-oh.
Capa pelà, Capa pelà, Capa pelà, Capa pelà, Capa pelà.
Badabaddà badabbadà badabba babbarara pirulirulirulirulì
Capa pelà, Capa pelà, Capa pelà, Capa pelà, Capa pelà.
Paaaaaaa pararappappa pappa paraparapà.



giovedì 21 marzo 2013

UNA FILASTROCCA

immagine da Google-mamma.pourfemme.it 
Le troviamo in tutte le lingue e i linguaggi, ma cosa sono le filastrocche?
Sono detti popolari in versi, canzoncine con un senso logico o  anche senza logica che in passato venivano imparate a memoria e recitate da grandi e piccini. Rappresentazioni di scenette di vita povera, di quotidianità semplice e genuina in cui la fede si scontra con la miseria. Una risata sonora o un'espressione sguaiata, sempre valida per l'epilogo di uno scherzo, era la consueta conclusione. 
In un passato recente sono state molto presenti nei giochi dei bambini. Risuonavano per le strade o ai giardinetti. Erano usate nelle conte per l' assegnazione dei ruoli o delle penitenze nelle attività all'aperto. Questa filastrocca la conosco in molte versioni, ma in siciliano mi è sembrata più allegra. 
Rosa Balistreri ne ha messe insieme tre. Sono quadretti di vita   inimmaginabili per noi. Chi le cantava in origine si rivolgeva ai bambini e intonando questi canti dal ritmo monotono, incalzante e sonnolento coglieva l'occasione per dar sfogo alla sua rabbia per motivi famigliari o politici. Erano imparate a memoria e cantate nei vicoli, nelle "gnostre" o chiostri, oppure nelle corti. I protagonisti erano normalmente animali umanizzati e, come nelle fiabe, su di loro si scatenava tutta l'ironia liberatoria del ceto basso. Successivamente, hanno perso la funzione primitiva di divulgazione. A noi le parole dell'ultima sembrano messe a caso perchè col tempo è svanita l'allusione politica o sociale ed è rimasto un testo senza senso o addirittura crudele. Ma noi le cantavamo nella conta e nessuno rifletteva su quello che si diceva. 
Forse molti la capiranno, ma per i pochissimi che proprio non ci riescono e per gli amici di lingua straniera che mi seguono, l'ho tradotta.
Vedete un po'  anche voi se ne ricordate almeno una, per me è il ricordo di una colonna sonora di un'infanzia passata all'aria aperta!


Testo della filastrocca cantata nel video

Piove, piove, piove,

It rains, rains, rains,
La gatta fa le prove.

The cat is rehearsing

Il topo con la coppola di seta si sposa,
The mouse with a  silk  cap is getting marry,
Esce la cognata con la veste ricamata,
His sister in law with her embroidered robe is coming out ,
Il Signore esce e fa spuntare il sole!

God comes out and lets the sun appear!
Esci, esci sole per il Santo Salvatore

Oh sun,come, come out  for the Holy Savior sake
E con un pugno di nocelle fai felice i bambini,

And with a handful of hazelnuts make happy the children,
Con un pugno di soldi  fai felice le persone,

With a handful of coins make people happy,
E con un pugno di "fumere"
And with a handful of "fumere" 
Fa felice le cameriere!

Make happy the housemaid!

Nuvolette piovete, piovete (little clouds rain, rain, please),
Oh little clouds rain , rain  please,
Perchè la terra è morta di sete,
Because the earth is dying of thirst,
E se non ci mandate l'acqua , siamo persi e distrutti.
And if you do not send us the water, we are lost and destroyed.
L'acqua del cielo sazia la terra la riempie di pietà

The water from the sky glut the ground  filling it with compassion
Le nostre lacrime cadono per terra
Our tears fall to the ground
E Dio ci fa la carità!

And God is kind with us!

Mani, maninuzze che sta venendo papà,

Hands! Oh, pretty little hands, dad is coming,
Porta cose, e se ne va 
He takes good things, and then leaves,
Porta mandorle e nocelle per rallegrare i piccini

He takes almonds and hazelnuts to cheer children up
Porta mandorle e fagioli
He takes almonds and beans
Per le mamme ed i figlioli.

For mothers and children.

Domani è domenica tagliamo la testa a Menica.

Tomorrow is Sunday let's cut the head to Menica.
Menica non c'è,
Menica isn't here,
Tagliamo la testa al re.

Let's cut the head of the king.
Il re è malato,
The king is sick,
Tagliamo la testa al soldato.
Let's cut the head to the soldier.
Il soldato è alla guerra:
The soldier is at war:
Ci sediamo col (our) culo per terra!
Let's sit with our ass down!




lunedì 18 marzo 2013

... e se l’amor potesse far miracoli, vorrei tornar bambina insieme a te





Qui c'è un altro post dedicato a tutti i papà
foto da google
e ascoltare con te la canzone dei vecchi tempi, magari cantarla insieme come facevamo una volta.


... e voi cosa direste al vostro papà?

O mein papà
di Ardo-P. Burkhard
Quand’ero bambina(o),
l’amico più caro sei stato tu solo, papà.
Tornavi piccino, per farmi giocare
e imitavamo i negri* e gli indù.
Ta ta pum – Ta ta pum – Ta ta pum.
              Fra tanto clamor, sembrava il Far West
              la casa tra i fior… laggiù.
              Ola hop – Ola hop Ola hop
              Ola hop -Ola hop
              Ola hop – Ola hop – Ola hop.
 Se a volte guastavo i miei balocchi
e il pianto sgorgava dal cuor,
col tuo bel sorriso, baciandomi gli occhi,
si dileguavan tristezze e dolor.
            Ola hop – Ola hop Ola hop
            Ola hop – Ola hop
            Ola hop – Ola hop
          Ola hop Ola hop
              Ola hop – Ola hop.
O mein papà, sei l’uomo più adorabile.
O mein papà, sei l’uomo più sincero,
O mein papà, sei tanto caro e amabile,
e nel tuo cuor c’è solo la bontà.
           Degli occhi tuoi gli sguardi m’accarezzano perché,
           Io so, per te son bimba(o) ancora.
O mein papà, fratello e amico unico,
O mein papà, sei tutta la mia vita.
E se l’amor potesse far miracoli,
vorrei tornar bambina(o) insieme a te.
O mein papà, o mein papà, o mein papà!
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*Chiedo scusa, ma è un testo vecchissimo, questo è l'originale, non credo che ci sia un bisillabo che possa sostituire questo termine.


sabato 16 marzo 2013

"GIOVANNIN SENZA PAURA"

Immagine da Google
il mio primo vero thriller.
 ... quanti ricordi!!!!
Ancora una volta il mio surfing quotidiano è stato premiato. Per me è sempre una grande emozione ricevere un regalo, ma quelli della rete, imprevedibili e inaspettati, mi rendono immensamente felice.
E sì, mi sono imbattuta nel mio primo thriller, pensate, non sapevo ancora leggere.  Una storia che ora posso dire sembra uscire dalla fantasia dell' Edgard Allan Poe dei suoi famosissimi racconti, che ho divorato nella mia adolescenza.
L'avevo rimossa e avevo rimosso anche quei bei momenti passati ad ascoltarla nelle sere d'inverno, di un dopoguerra miserabile ma pieno di speranza.
E' un'antica fiaba della  tradizione popolare, io l' ascoltavo con grande attenzione, ma anche con i brividi della paura che mi facevano rifugiare nel caldo e rassicurante abbraccio di mia madre o stretta in un abbraccio a tre con le mie sorelle.
"Giovanin senza paura" ritrovato nella rete ha rinnovato in me l'emozione che mi pervadeva quando la sentivo dalla voce di mio padre. La raccontava, anzi la recitava, alternando ingenue e un po' censurabili imprecazioni con pause che aumentavano sempre più il pathos della narrazione rendendo la storia più ricca di particolari terrificanti di quanto non lo lo fosse effettivamente.Questo accadeva prima che  Italo Calvino curasse la raccolta di "Fiabe Italiane".
Mi trovo d'accordo con quanto l'illustre scrittore  di questa fiaba  scrive nell'introduzione del suo lavoro. Condivido quello che dice, nelle sue parole ritrovo le motivazioni di quella emozione che mi prendeva a quei tempi. L'ho trovato qui  e vi assicuro è un sito molto interessante merita una lettura.
Immagine da Google l'ho trovata qui
 Italo Calvino dice che Giovannin senza paura è "perpetuato attraverso una tradizione più umile e familiare, con caratteristiche che si possono sintetizzare nelle seguenti: tema pauroso e truculento, particolari scatologici o corpo laici, versi intercalati alla prosa con tendenza alla filastrocca. Caratteristiche in gran parte opposte a quel che sono oggi i requisiti della letteratura infantile… La morale della fiaba è sempre implicita, nella vittoria delle semplici virtù dei personaggi buoni e nel castigo delle altrettanto semplici e assolute perversità dei malvagi; quasi mai vi s’insiste in forma sentenziosa o pedagogica. E forse la funzione morale che il raccontar fiabe ha nell’intendimento popolare, va cercata non nella direzione dei contenuti ma nell'istituzione stessa della fiaba, nel fatto di raccontarle e d’udirle”(Calvino, Fiabe italiane, volume I, Oscar Mondadori, Milano, 2011, Introduzione XLVI).
E' la storia di Giovannino, un ragazzotto, un adolescente avventuroso, che girava il mondo  in cerca di fortuna.
Da quando si era allontanato dalla sua povera famiglia si era imbattuto in tante avventure, tutte affrontato con tanto coraggio e sempre sicuro di sé. Così si godeva la sua spensierata libertà senza paura di nulla.
Ma arrivò il giorno della sua ultima avventura.
...  eccola narrata da  Fiabelica:

 

... e Calvino scrive così:
"C'era una volta un ragazzetto chiamato Giovannin senza paura, perché non aveva paura di niente. Girava per il mondo e capitò in una locanda a chiedere alloggio. - Qui posto non ce n'è, - disse il padrone, - ma se non hai paura ti mando in un palazzo.- Perché dovrei aver paura?-Perché ci si sente, e nessuno ne è potuto uscire altro che morto. La mattina ci va la Compagnia con la bara a prendere chi ha avuto il coraggio di passarci la notte.Figuratevi Giovannino! Si portò un lume, una bottiglia e una salsiccia, e andò.A mezzanotte mangiava seduto a tavola, quando dalla cappa del camino sentí una voce: - Butto?E Giovannino rispose: - E butta!Dal camino cascò giú una gamba d'uomo. Giovannino bevve un bicchier di vino.Poi la voce disse ancora: - Butto?E Giovannino: - E butta! - e venne giú un'altra gamba. Giovannino addentò la salciccia.- Butto?- butta! - e viene giú un braccio. Giovannino si mise a fischiettare.- Butto?- E butta! - un altro braccio.- Butto?- Butta!E cascò un busto che si riappiccicò alle gambe e alle braccia, e restò un uomo in piedi senza testa.- Butto? (a questo punto nel racconto del mio papà, c'era una frase che a quel tempo era diventata il nostro slogan, un tormentone. Lo gridava, col tono di sfida, di chi stava per perdere la pazienza, proprio come Giovanin:"Buttati pure tu e falla finita!!!" e qui risuonava la nostra eccitatissima risata che sottolineava il climax della vicenda)
- Butta!
Cascò la testa e saltò in cima al busto. Era un omone gigantesco, e Giovannino alzò il bicchiere e disse: - Alla salute!
L'omone disse: - Piglia il lume e vieni.
Gíovannino prese il lume ma non si mosse. - Passa avanti! - disse l'uomo.
Passa tu, - disse Giovannino.
Tu! - disse l'uomo.
Tu! - disse Giovannino.
Allora l'uomo passò lui e una stanza dopo l'altra traversò il palazzo, con Giovannino dietro che faceva lume. In un sottoscala c'era una porticina.
Apri! - disse l'uomo a Giovannino. E Giovannino: - Apri tu!
E l'uomo aperse con una spallata.
C'era una scaletta a chiocciola
- Scendi, - disse l'uomo.
- Scendi prima tu, - disse Giovannino.
Scesero in un sotterraneo, e l'uomo indicò una lastra in terra. - Alzala!
-Alzala tu! - disse Giovannino, e l'uomo la sollevò come fosse stata una pietruzza.
Sotto c'erano tre marmitte d'oro. - Portale su! - disse l'uomo. - Portale su tu! - disse Giovannino. E l'uomo se le portò su una per volta.
Quando furono di nuovo nella sala del camino, l'uomo disse: - Giovannino, l'incanto è rotto! - Gli si staccò una gamba e scaldò via, su per il carnino. - Di queste marmitte una è per te, - e gli si staccò un braccio e s'arrampicò per il camino. - Un'altra è per la Compagnia che ti verrà a prendere credendoti morto, - e gli si staccò anche l'altro braccio e inseguí il primo. - La terza è per il primo povero che passa, - gli si staccò l'altra gamba e rimase seduto per terra. - Il palazzo tientelo pure tu, - e gli si staccò il busto e rimase solo la testa posata in terra. - Perché dei padroni di questo palazzo, è perduta per sempre ormai la stirpe, - e la testa si sollevò e salí per la cappa del camino.
Appena schiarí il cielo, si sentí un canto: Miserere meí, miserere meí, ed era la Compagnia con la bara che veniva a prendere Giovannino morto. E lo vedono alla finestra che fumava la pipa.
Giovannin senza paura con quelle monete d'oro fu ricco e abitò felice nel palazzo. Finché un giorno non gli successe che, voltandosi, vide la sua ombra e se ne spaventò tanto che morí."
Il finale è alla E. A. Poe, o anche alla Alfred Hitchcock, vero? Con l'ironica morale e la beffa del destino sempre in agguato, che alla fine si svela, ma non c'è più nulla da fare.
Quella che raccontavano a me aveva un lieto fine. Forse perchè chi me la raccontava sapeva che il lieto fine accresce  la fiducia nella vita di chi ascolta. Oppure soltanto perchè a lui piacevano le storie che si concludevano col sorriso sui nostri visi. Quei visi che avevano cambiato espressione ad ogni pausa e ad ogni "butta" di Giovannin e nei cui occhi aveva sempre brillato la luce della speranza, malgrado tutto.
Lui concludeva sempre così: "Giovannino incontrò una bellissima ragazza, la sposò, ebbero dei bei figli e vissero felici e contenti per tantissimi anni.
Morale della favola: il coraggio dei buoni e degli onesti, viene sempre premiato anche se si devono superare dure e difficilissime prove che ci sottopone la vita con le sue malvagità .