AS TIME GOES BY
Molto spesso mi soffermo a riflettere sul tempo, cioè come venga considerato da noi uomini e come ci vincoli alla società, alle mode e alle politiche che si susseguono e quanta confusione imperi nel nostro tempo.
Avendo a disposizione dei modelli standardizzati, ormai cliché formulati e codificati dal "buon senso", o "common sense" anglosassone, fino agli anni sessanta per la gente comune non ci sono stati problemi per come comportarsi nella società. Si era sicuramente un po' piatti, ingrigiti e fondamentalmente privi di personalità, ma forse più rassegnati alla sopportazione.
Fino alla rivoluzione culturale del '68 ci avevano pensato gli altri dall'alto della loro sapienza o della loro potenza a dirci cosa fare. In tutto il mondo “civile” si erano sempre seguiti degli stereotipi da imitare nelle varie occasioni della vita. Un bell’esempio è quello della grande regina Vittoria che in Inghilterra aveva fatto redigere e distribuire ad ogni famiglia del suo regno un libriccino,” Il Manuale delle Buone Maniere”, in cui per ogni occasione c’era la giusta etichetta da seguire per non essere considerate persone incivili. Come ci si doveva vestire, parlare o anche guardare e principalmente quale era l'età giusta consentita per affrontare ogni esperienza.
Va considerato, però, il periodo storico: imperava il ”credere e obbedire” e le cose era meglio che funzionassero così. Sicuramente con molta ipocrisia ma non si può nascondere che era un bell’apparire.
In Italia c’era stato molto tempo prima Monsignor Giovanni Della Casa famosissimo e noto soprattutto come autore del manuale di belle maniere "Galateo" (scritto probabilmente dopo il 1551 ma pubblicato postumo nel 1558), che fin dalla pubblicazione godette sempre di grande successo. Considerate, però, l'indice di alfabetizzazione di quel tempo e vi farete un'idea di quanto la società aveva potuto trarne vantaggio.
Ognuno tra le persone colte e stimate sapeva a quale stereotipo appartenere e come comportarsi nel relazionarsi con tutti, ma soprattutto quando era finita un'età e ne era cominciata un'altra. Cioè a quale età incominciare e a quale età finire.
Quindi, oltre che nel lavoro anche nella vita sociale si sapeva mirare e prospettare il ruolo a cui appartenere. Gli uomini sapevano a quale età essere punto di riferimento sociale e quando passare alla storia anche se ancora vivi.
C’erano anche le eccezioni, perché no, ma quelli che avevano già dato erano la maggioranza. Le donne, purtroppo sapevano a quale età dover prendere marito o entrare in società etc. e principalmente a non essere mai la” pietra dello scandalo” per non far fare brutta figura.
Molto triste e frustrante davvero!
Ora c'è sempre qualcuno in rete, sui rotocalchi, in TV che si affanna a divulgare come comportarsi o non comportarsi in certe occasioni, non so quanto venga ascoltato vista la cafonaggine che impera ovunque. Ma non c'è nessuno che si sforza di raccomandare che il tempo passa e che solo per i vini è valido l'invecchiamento che migliora la qualità, anzi sembra quasi che si aspetti l'invecchiamento dei giovani per migliorare la società.!?--------
p.s.: Scusatemi,
se avete gradito questo post e ne siete convinti, perchè non votarmi, anche questo post è su oknotizie.virgilio.it:
Ve ne sono veramente molto grata,
GRAZIE!!!
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